È stata una delle città europee che prime tra tutte hanno aperto le proprie porte alla micromobilità elettrica, ma oggi Parigi non ce la fa più: a poco più di un anno dal permesso di circolazione concesso ai monopattinni elettrici per le strade della capitale francese, il suo sindaco Anne Hidalgo ha affermato la necessità di imporre regole severe e specifiche per questi mezzi di trasporto in costante diffusione, definendo la situazione nella quale è piombata la città da un anno a questa parte come un'"anarchia dei monopattini".

Che Parigi fosse ai ferri corti con il mezzo principe della micromobilità elettrica è cosa nota. Come avvenuto in molti altri centri cittadini, l'amministrazione si è inizialmente preoccupata di accogliere l'utilizzo dei nuovi mezzi di trasporto senza mostrare la prontezza necessaria a varare una normativa che ne regolamentassse l'uso — il tutto nonostante si tratti di mezzi molto più pericolosi di quanto non sembrino.

L'aspetto di semplici monopattini nasconde infatti che i loro motori elettrici possono spingerli a oltre 25 chilometri orari — più di una bicicletta media che procede a velocità di crociera — e che a velocità simili i tempi di reazione necessari a evitare un incidente si abbassano e gli urti si fanno potenzialmente gravi. Gli ultimi incidenti in Francia lo dimostrano: il mese scorso a Parigi un giovane ha perso la vita nello scontro contro un camion mentre un paio di mesi prima — più lontano dalla capitale — la stessa sorte era capitata a un uomo di 81 anni che però non era alla conduzione ma si è trovato sulla traiettoria di un monopattino come semplice pedone.

I tempi in cui i monopattini elettrici erano accolti come una novità per pochi pionieri sono finiti, e ora che Parigi ne conta tra le proprie strade circa 20.000 è effettivamente prioritario definire dove possano circolare e con quali modalità: a giugno sono stati annunciati divieti di circolazione sui marciapiedi e nei parchi, più limiti di 20 chilometri orari ridotti a 8 per le aree pedonali e una drastica riduzione del numero di società di sharing alle quali è consentito operare sul territorio — solo 2 o 3 su un totale di più di 10.