Nella serata di ieri Google ha annunciato di avere pronto un servizio di gioco in streaming che promette di cambiare il panorama mondiale del settore. Battezzata Stadia, la piattaforma permette di giocare a titoli di ultimissima e prossima generazione da qualunque schermo sia possibile far partire il browser internet Chrome, poiché i giochi vengono tutti eseguiti fisicamente sui server cloud della casa di Mountain View dislocati in tutto il mondo, i quali inviano le immagini in tempo reale sul gadget degli utenti. Questo non vuol dire però che tutti potranno godere del servizio della casa di Mountain View allo stesso modo.

Nessun requisito tecnico (o quasi)

Da un lato infatti l'approccio rende obsoleto il concetto di requisiti minimi di gioco, almeno nella forma che finora è stata così centrale nel mondo di pc e console. Già ora i server progettati da Google per il compito sono più potenti degli hardware a disposizione di Xbox One X e PlayStation 4 Pro messi insieme, e saranno costantemente aggiornati dai tecnici man mano che la complessità dei giochi lo richiederà. La potenza di calcolo richiesta per i dispositivi attraverso i quali ci si collegherà al servizio invece è veramente bassa — quella che basta per tenere aperta una finestra di Chrome. Questo vuol dire che non solo computer, ma anche smartphone, tablet e tv potranno accedere senza problemi al servizio. D'altro canto però i gadget utilizzati devono comunque disporre di una connessione a Internet sufficientemente veloce e reattiva.

Conta solo la qualità della connessione

Secondo quanto dichiarato da Google occorrerà infatti una connessione da 25 megabit al secondo per poter ricevere un flusso video di qualità pari a quello generato dalle attuali console, ovvero in alta definizione 1080p e aggiornato 60 volte al secondo; per arrivare alla risoluzione 4K servirà invece una connessione da 30 megabit al secondo. Le due barriere dovrebbero abbassarsi man mano che Google ottimizza gli algoritmi di compressione delle immagini a propria disposizione, ma non è ancora chiaro se scendendo sotto i 25 megabit al secondo le immagini arriveranno a definizione più bassa (come avviene su Netflix e su altri servizi di normale streaming video) o se il servizio rifiuterà semplicemente di avviarsi.

C'è poi il discorso della reattività delle immagini rispetto agli input inviati dal controller, che dev'essere molto alta per evitare che i comandi dati al proprio alter ego digitale arrivino troppo tardi per evitargli una brutta fine. Anche in questo caso Google sta lavorando per ridurre quel che in gergo viene chiamato lag — ovvero la latenza nelle comunicazioni tra il dispositivo di collegamento e il server che genera le immagini; molto del lavoro necessario per tenere questo valore prossimo allo zero però dipenderà ancora una volta dalla connessione a disposizione, nonché dal router utilizzato per redistribuire il segnale in casa. Per conoscere con esattezza i dettagli relativi all'equipaggiamento consigliato per aggirare questo ostacolo occorrerà però attendere il lancio del servizio, previsto nel corso del 2019.