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Opinioni
20 Febbraio 2014
12:10

Perché a Facebook piace Whatsapp? Cosa si nasconde nell’acquisizione più importante della storia del web

Perché Mark Zuckerberg ha acquisito una piattaforma di messaggistica istantanea che, essenzialmente, offre un servizio già disponibile agli utenti del social network tramite l’applicazione Facebook Messenger? In realtà i motivi sono diversi, e Zuck non aveva alternative.
A cura di Dario Caliendo
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Parliamoci chiaro. Agli occhi di molti, l'acquisizione di WhatsApp Messenger da parte di Facebook, per diciannove miliardi di dollari, può sembrare strana. WhatsApp in effetti, non è altro che una piattaforma con la quale gli utenti di tutto il mondo hanno la possibilità di comunicare direttamente, allegando contenuti multimediali, ed evitando l'addebito di ulteriori tariffe per i messaggi inviati: più o meno le stesse funzionalità offerte da tempo dal social network con Facebook Messenger, la propria applicazione per dispositivi mobili che, tra le altre cose, dà anche la possibilità di effettuare delle vere e proprie chiamate vocali.

Quindi perché Facebook ha speso una cifra ben diciannove volte superiore a quella relativa all'acquisizione di Instagram nel 2012? La risposta è che in realtà Mark Zuckerberg aveva poca scelta.

Ogni giorno su WhatsApp vengono elaborati circa 27 miliardi di messaggi, provenienti da oltre quattrocento milioni di utenti attivi in tutto il mondo. Una minaccia per il social network, che rischiava di perdere parte del suo miliardo e duecento milioni di utenti mensili a favore di una piattaforma di messaggistica istantanea sempre più apprezzata dagli utenti giovani, ai quali il social network di Menlo Park non aveva modo di accedere. Fino ad ora.

D'altra parte, più il tempo passa e più il continente popolato dagli utenti del social network di Zuck si trasforma in uno specchio nel quale vengono riflesse alcune delle dinamiche sociali  più caratterizzanti degli ultimi anni, compreso il destino demografico delle economie mature, che vede l'età media alzarsi ed i giovani partire per esplorare nuovi confini (e piattaforme). Ma da quando il telefono cellulare è diventato un fenomeno di costume, uno dei punti cardine di questa tecnologia non è mai cambiato nel tempo: i giovani vogliono inviare e ricevere messaggi, gratuitamente. E sarà sempre così.

IL POTERE DI WHATSAPP – Per anni il social network di Zuckerberg ha provato a fare quello che WhatsApp fa già da tempo. Con il suo (ottimo) Facebook Messenger ha chiaramente tentato di replicarne il successo, ma non è riuscito ad ottenere gli stessi risultati, probabilmente frenati anche dalle persone titubanti per questioni di privacy: non tutti gli utenti hanno il piacere di ritrovare le proprie conversazioni su un computer, in molti casi facilmente accessibile da amici e familiari.

WhatsApp inoltre ha un appeal che Facebook attualmente non ha: la sua utenza principale è distribuita al di fuori degli Stati Uniti d'America, soprattutto in Cina (un Paese nel quale il social network e bandito) e nei Paesi emergenti. Un particolare importantissimo che evidenzia ancora di più l'importanza che Zuckerberg da proprio alle zone in via di sviluppo, nelle quali gli utenti sfruttano la piattaforma di messaggistica istantanea per comunicare con lo smartphone, anche tramite WiFi in punti geografici non coperti dalla rete cellulare, oppure in Paesi nei quali le tariffe per le connessioni mobili sono ancora proibitive.

Da non sottovalutare anche il fattore sottoscrizione, da tempo pilastro portante di WhatsApp, che a differenza di Facebook non monetizza su pubblicità o contenuti sponsorizzati, richiedendo il pagamento di una (piccola) somma annuale ad ogni utente che vuole usufruire della piattaforma.

Zuckerberg è convinto che con questa fusione potrebbe raggiungere il traguardo di 1 miliardo di utenti su Whatsapp in poco tempo: anche se la piattaforma di messaggistica istantanea attualmente vede "solo" 450 milioni di utenti attivi nel proprio network, il tasso di crescita della sua diffusione è molto più rilevante di quello di Facebook, Instagram, Skype o Gmail.

"WhatsApp è sulla strada per arrivare a connettere un miliardo di persone" – ha affermato Zuckerberg – "I servizi che raggiungono questa soglia sono incredibilmente preziosi. Conosco Jan da tempo e sono contento di questo accordo con lui e con la sua squadra, servirà a rendere il mondo più aperto e connesso".

Inoltre dei quattrocentocinquanta milioni di utenti attivi ogni mese, il 70% utilizzerebbe costantemente almeno una volta al giorno: una percentuale rilevante, soprattutto considerando che solo il 62% degli utenti di Facebook accedono al social network una volta ogni 24 ore.

MOBILE MESSAGING – La diffusione delle applicazioni per il mobile messaging negli ultimi anni è un fenomeno di grande importanza. Viber è stata da poco acquisita per 900 milioni di dollari, Snapchat ha rifiutato offerte di 3 miliardi di dollari e tantissime piccole piattaforme come Line e WeChat hanno stregato i teenagers che, stufati dal social network, hanno abbandonato Facebook a favore di nuove applicazioni.

Insomma, il mobile messaging (con WhatsApp in prima linea) stava facendo perdere colpi al network di Mark Zuckerberg: a mettere in rilievo questo inaspettato fenomeno, ci ha pensato una ricerca effettuata da On Device, che ha svolto un sondaggio su 3.759 possessori di smartphone residenti negli Stati Uniti, Brasile, Sud Africa, Indonesia e Cina. Da questo sondaggio ne è derivato che il 44% degli intervistati utilizza WhatsApp almeno una volta alla settimana, mentre solo il 35% usa Facebook Messenger. Tra le altre applicazioni di messaggistica che dominano il mercato mobile troviamo WeChat, Twitter, BBM e Skype.

UNA MOSSA ANTICIPATA INDIRETTAMENTE – "Vorrei parlare in un contesto di strategia globale" – spiegava il CEO di Facebook nel corso della telefonata agli azionisti per discutere dei risultati finanziari del Q1 – "Stiamo pensando ad alcune delle esperienze standalon di Messenger e delle tipologie di contenuti pubblici che la gente vuole condividere e consumare .. Ci siamo focalizzati sul miglioramento degli strumenti per il dibattito, con i quali le persone possono essere in grado di condividere contenuti pubblici, ma l'area in cui poniamo ora il nostro interesse sarà soprattutto quella relativa al Messaging stan-alone".

Ovviamente in questo caso si discuteva dell'applicazione Facebook Messenger, ma le trattative con WhatsApp erano già in atto ed il termine "stand-alone" avrebbe potuto significare proprio l'interesse rivolto ad altre piattaforme da parte del social network.

"CONNETTIAMO ASSIEME IL MONDO"  – A quanto pare, la fusione più importante della storia del web è il frutto di un duro lavoro di mediazione, durato ben due anni. Mark Zuckerberg contattò Jan Koum, CEO di WhatsApp, nel corso della primavera del 2012. Un mese dopo la telefonata, i due si incontrarono a Los Altos, ed ha iniziarono a discutere della possibilità. Ma nonostante l'importanza che dava Zuck alla cosa, non si trovò un accordo.

Jan Koum, CEO di WhatsApp
Jan Koum, CEO di WhatsApp

Nel corso degli anni , i due sono rimasti in contatto, e si sono incontrati diverse volte, fino ad arrivare ad una cena tenutasi il 9 febbraio 2014, durante la quale Zuckerberg avrebbe detto a Koum "connettiamo il mondo assieme", mettendo bene in chiaro che non si sarebbe trattato di una semplice acquisizione, ma che sarebbe stata una vera e propria collaborazione.

DIVERSIFICAZIONE MOBILE – L'acquisizione di WhatsApp fa parte di un grande piano di diversificazione, con il quale il social network vuole conquistare il mondo dei dispositivi mobili: il mobile messaging è solo la punta di un iceberg composto da un ecosistema di applicazioni che spingeranno gli utenti, in un modo o nell'altro, a connettersi alla rete di Zuckerberg.

Nel corso dei suoi dieci anni di vita Facebook è cambiato sensibilmente ma assieme al social network sono cambiate le abitudini degli utenti, sempre più rivolti al mercato mobile, che negli ultimi tempi è diventata la fonte principale del traffico in rete: diversificare la presenza dell'azienda in questo mercato, rappresenterebbe la fonte dell'eterna giovinezza per il progetto di Zuckerberg.

In effetti gli utenti non sono alla ricerca di un'applicazione centralizzata con la quale effettuare tutte le operazioni, e a darne conferma ci pensano le classifiche dell'App Store e del Play Store in tutto il mondo. La strategia vincente nel mercato dei dispositivi mobili è quella di proporre diverse tipologie di applicazioni, semplici nell'utilizzo, con le quali poter accedere al servizio che si necessita al momento, in modo da rendere più dinamico ed accessibile l'uso degli stessi dispositivi ed in un certo senso annoiare meno gli utenti stessi.

Un'esempio di come Zuck punti al mobile ed ai diversi target d'utenza relativi a questo mercato, è chiaramente rappresentato dalla recente pubblicazione di Paper, una nuova applicazione con la quale gli sviluppatori hanno rivoluzionato il social network stesso, puntando essenzialmente agli utenti "over 30", che non solo sono interessati ad accedere alla piattaforma per condividere i propri contenuti con gli amici, ma vorrebbero trovare nella rete sociale di Zuck un luogo di informazione e di discussione sugli eventi del momento.

IL FUTURO DI MESSENGER – "Facebook promuove un ambiente in cui imprenditori indipendenti e innovativi possono costruire le proprie aziende, decidere la loro direzione e concentrarsi sulla crescita beneficiando al contempo dell'esperienza, delle risorse e delle dimensioni di Facebook" – si legge nella nota pubblicata da WhatsApp – "Questo approccio ha funzionato molto bene con Instagram e WhatsApp opererà in questa maniera. La sede principale rimarrà a Mountain View e l'applicazione di Facebook, Messenger, rimarrà autonoma" rispetto alla nuova acquisizione.

Anche se in molti si aspettano una fusione tra Facebook Messenger e WhatsApp, in realtà non è questo lo scenario che interessa a Zuckerberg, che, rischiando sempre di più di cadere nell'effetto della frammentazione, punta chiaramente a diversi target d'utenza e, passo dopo passo, è sempre più vicino alla fonte dell'eterna giovinezza.

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