Gli iPhone di prossima generazione potrebbero disporre di un sistema di accesso ancora più sicuro rispetto a quello garantito dall'attuale tecnologia di riconoscimento facciale Face ID. A rivelarlo è un brevetto che la stessa Apple ha depositato ormai a febbraio dell'anno scorso e che è stato portato alla luce da BGR, relativo a una tecnologia per la scansione delle vene e delle arterie immediatamente sottostanti lo strato di pelle del viso di chi tenta lo sblocco del dispositivo.

Il brevetto in questione descrive un "sistema di scansione subepidermico" progettato per identificare gli utenti del dispositivo con più precisione, e che potrebbe essere utile ad esempio nel distinguere due individui dalle caratteristiche facciali simili tra loro, come "fratelli o gemelli". Il sistema inoltre risulterebbe efficace nel rendere i dispositivi ancora più resistenti contro tentativi di sblocco da parte di utenti con maschere o protesi facciali.

Nel brevetto si trova l'eco di critiche subite immediatamente dopo la presentazione del sistema di sblocco Face ID su iPhone X, nel 2017: ai tempi fior di ricercatori avevano fatto a gara per ingannare i sensori frontali del telefono, in alcuni casi riuscendoci. Sempre in quei mesi avevano fatto notizia un paio di sblocchi accidentali del telefono proprio da parte di parenti dei legittimi proprietari, segno che la tecnologia per quanto efficace poteva ancora essere migliorata.

La scansione subepidermica potrebbe essere la soluzione per rendere il sistema ancora più affidabile. Lg l'ha introdotta recentemente sul suo Lg G8 Thinq, ma utilizzando i vasi sanguigni della mano anziché quelli del volto; Apple potrebbe adottarla già sul prossimo iPhone, anche se l'esistenza di un brevetto non è necessariamente indice del fatto che questo avverrà.