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Pubblica Amministrazione: la germania abbandona l’open source. E l’Italia?

Il Ministero degli Affari Esteri tedesco, dopo aver introdotto nel 2011 il sistema operativo open source Linux, passa a Microsoft per problemi legati alla sicurezza e ai costi.
A cura di Vito Lopriore
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Il Governo Federale tedesco, per quanto riguarda il Ministero degli Affari Esteri (German Foreign Office), ha deciso di rinunciare all’uso del sistema operativo open source Linux per passare a Windows e Microsoft software. La decisione è stata presa, si legge in una nota ufficiale, per problemi di costi e sicurezza.

Nel 2001, l’autorità competente ha iniziato l’implementazione di una rete sicura intranet che collegasse più di 200 ambasciate tedesche con il quartier generale in Germania.

All’inizio, la decisione del German Foreign Office di scegliere Linux e altre soluzioni open source non fu presa principalmente per i costi effettivi, quanto per la funzionalità e la sicurezza. Questo fu confermato dalla società di management consulting McKinsey nel 2009, nella prima valutazione della strategia open source. Nonostante ciò, dopo l’introduzione di Linux sui desktop dei computer, fu dichiarato che si stava spendendo considerevolmente meno per l’IT di qualsiasi altra autorità federale tedesca, a dispetto di chi annunciava difficoltà nella distribuzione globale dell’infrastruttura.

Dopo 10 anni, la decisione di abbandonare l’open source, processo che terminerà entro la fine del 2014, è stato presa, come informa il commissario IT, per sostanziali problemi sollevati da alcuni utenti “sull’usabilità, mancanza di integrazioni e insufficiente operabilità delle soluzioni open source”.  Il governo ha dichiarato che l’alto costo del personale ha aumentato i costi dell’uso della piattaforma e che ci sono problemi relativi alla “liability”, poiché non vi è responsabilità dei prodotti per le applicazioni open source.

Inoltre, è richiesta meno formazione e il Ministero degli Esteri tedesco ha detto che non sarà più necessario acquistare speciali hardware compatibili con Linux perchè sarà possibile ottenerne di più convenienti attraverso un contratto federale.

Le reazioni politiche in Germania

Queste motivazioni non convincono il Partito Socialdemocratico (SPD), principale coalizione dell’opposizione, che chiede di revocare la decisione e sostiene che le risposte del portavoce di governo rispetto alle perplessità avanzate da utenti, politici e comunità internazionali (l’open source è sostenuto dal “The Centre of Excellence in Open Source”), sono insoddisfacenti.

Il portavoce del gruppo parlamentare verde sulla politica Internet, Konstantin von Notz, ha dichiarato che, in vista di un mercato esistente di Linux e fornitori di servizi open source, l'argomento che il software libero non offre alcuna sicurezza per prodotti difettosi è piuttosto incerto.

A parere della Free Software Foundation Europe, le risposte dimostrano che "il governo tedesco ha fallito nel comprendere alcuni aspetti importanti del software libero e ha attaccato deliberatamente sia l'open source che le società fornitrici di servizi e applicazioni". La fondazione ha istituito una piattaforma digitale in cui i cittadini, gli utenti e i soggetti politici possono lasciare opinioni, domande e commenti.

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Qual è la situazione dell'open source in Italia oggi?

Per quanto riguarda l’Italia, tranne qualche caso isolato (Bolzano, Rovereto, Pisa, Modena, Firenze, Lucca per citarne alcuni), non presenta ampia diffusione delle piattaforme digitali open source. Sui siti istituzionali di riferimento non ci sono sezioni dedicate, ma solo informazioni sulla digitalizzazione generale della pubblica amministrazione e della giustizia. Come annunciato, molte regioni stanno trasferendo gli atti sul Web (leggi, bollettino ufficiale, curricula, competenze dei dirigenti, consulenze) anche se non ci sono riferimenti espliciti ai software utilizzati per Internet.

Attualmente lo Stato Italiano utilizza principalmente software Microsoft che richiedono una licenza da pagare. Per esempio, per un computer in una scuola si spendono circa 100 euro solo per i programmi Office (Word, Excel, Power Point etc.). L’open source, invece, funziona come gli altri sistemi ma è gratuito. Si calcola che il passaggio da Microsoft Office a OpenOffice (open source), su 4500 computer in media, possa comportare un risparmio di circa un milione di euro.

Con l’aggiornamento del Codice per l'Amministrazione Digitale si potrà cominciare l’apprendimento dei vantaggi del potenziale uso futuro dell’open source e così seguire le strategie tecnologiche dei più avanzati paesi d'Europa e del mondo.

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