Pilotare un drone non è un mestiere per tutti: i velivoli senza pilota non sono difficili da manovrare come le controparti per il trasporto di uomini e merci, ma richiedono comunque un certo grado di esperienza sul campo e un buon livello di coordinazione fisica per padroneggiare il sistema di controllo a radiocomando. Prossimamente però almeno quest'ultimo aspetto sarà facoltativo: a dimostrarlo c'è l'ultimo esperimento condotto in Sardegna dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari e dell'Istituto Auxologico di Milano insieme all'Enac, che ha permesso a un paziente affetto da SLA di controllare un drone solamente con le onde cerebrali e con lo sguardo.

Il primo esperimento di questo tipo si era svolto alcuni mesi fa nello spazio aereo del Poligono Interforze di Salto di Quirra, coordinato dalla società 3D Aerospazio che ha realizzato lo speciale software di controllo. Allora il volo era stato effettuato utilizzando un computer provvisto di puntatore oculare — un dispositivo fissato al monitor che intercetta la direzione dello sguardo di chi lo utilizza trasformandola in istruzioni per un cursore. La prova effettuata in questi giorni si è basata invece su un altro dispositivo: un rilevatore di onde cerebrali, capace di tradurre il pensiero di chi lo indossa in comandi di movimento per il drone.

Il rilevatore in realtà non legge con precisione nella mente dei pazienti, ma per funzionare con un drone è necessario che sappia semplicemente discernere tra una manciata di segnali diversi. Per poterlo fare viene tarato sulle onde cerebrali di chi lo indossa, che di volta in volta si concentra su disegni mentali differenti per farsi conoscere dagli algoritmi del software. In fase di volo al pilota basta concentrarsi su questi schemi per fare in modo che il sistema riconosca le corrispondenti onde cerebrali e le trasformi in comandi.

Il sistema va ancora perfezionato, e non funziona se l'operatore non è particolarmente concentrato sull'obbiettivo; per questo motivo il controllo tramite rilevazione delle onde cerebrali è stato accoppiato al puntatore oculare già testato mesi fa, per dare come risultato una soluzione affidabile in ogni situazione. In questo modo i pazienti affetti da SLA possono controllare questi dispositivi in totale autonomia: lo scopo è utilizzare le sessioni di guida come elementi di terapia occupazionale dedicati a questa categoria di persone.