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Opinioni
9 Giugno 2016
10:39

Ritals, gli italiani in Francia tra disprezzo e aspirazione

La webserie che mette in scena quel che cinema e tv ancora non riescono a fare, cioè un ritratto di italiani all’estero reale e concreto, diviso tra il desiderio d’integrazione e la voglia di mantenere l’identità nazionale originaria.
A cura di Gabriele Niola
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Una delle principali vocazioni delle webserie è quella di rappresentare ciò che non è rappresentato, raccontare storie che guardino da vicino precise tipologie umane o condizioni particolari. Tutto quello che non viene narrato dal cinema o dalla televisione è raccolto dalle webserie o, per usare un altro giro di parole, non c’è condizione del vivere contemporaneo che non abbia una sua webserie. Ritals è probabilmente il tentativo nostrano più serio di mettere in scena la condizione di italiani all’estero, il misto tra odio e attrazione nei confronti del paese ospitante, la lotta contro la nostalgia e i tentativi di integrazione. Il paese scelto è uno dei più duri in assoluto, in questo senso, la Francia.

I ritals del titolo sono Federico e Svevo, come dice il termine francese sono italiani all’estero, o più precisamente italiani in Francia, a Parigi, appena arrivati (nella finzione), lì da un bel po’ nella realtà. La webserie che hanno fatto partire quest’autunno ora vanta quasi 20 episodi a cadenza poco più che settimanale ed è uno dei pochi esempi di produzione italiana online che cerca di lavorare tanto sui contenuti quanto sul ritorno economico. Dopo cinque episodi realizzati con mezzi di fortuna e aiuti da parte di amici, i due hanno fatto partire una campagna di crowdfunding e raccimolato 5.000 euro per aiutare la produzione delle restanti puntate.

Il successo che è arrivato (visualizzazioni che oscillano tra le 10.000 e le 80.000 a seconda degli episodi) è diretta testimonianza da una parte della capacità di Federico e Svevo di inserirsi nel confine tra il noto (all’estero non c’è il bidet) e l’ignoto (in Francia si rischia di essere convocati per una partita di bocce invece che per una di calcetto, alle feste parigine si finisce sempre per essere ignorati), dall’altra della forte esigenza di narrazione da parte di una categoria sempre evocata, ovvero gli italiani che sono andati via dall’Italia, ma mai realmente raccontata. Soprattutto, quel che è tipico dei nuovi racconti audiovisivi fatti in rete, a mettere in scena questa condizione non è qualcuno di esterno, a cui un canale ha commissionato un prodotto, ma le stesse persone che la vivono.

La Francia è, dopo gli Stati Uniti, uno dei paesi che in assoluto più ha puntato sulle webserie e che per molti versi ne ha fatto l’uso migliore, forse questo ha ispirato Federico e Svevo, di sicuro però è molto italiana la maniera in cui Ritals fa l’elastico tra aspirazione e disprezzo, in cui cerca un equilibrio complesso tra le buone ragioni per essere andati via e il fastidio di non appartenere realmente al luogo in cui si vive. La coppia comica è composta dal becero italiano che nulla sa, molto azzarda e tutto disprezza, e dal suo contrario, l’intellettuale con velleità, dotato di un piccolo complesso d’inferiorità rispetto ai francesi, che desidera integrarsi e “disintossicarsi” dall’Italia.
Come già Gustav Hofer e Luca Ragazzi hanno mostrato in Italy Love It or Leave It (piccolo esempio cinematografico di racconto sulla fuga all’estero), Ritals vive tutto del dissidio tra amore e repulsione. Come se questa fosse la vera cifra di chi ha lasciato l’Italia per lavorare altrove: amore per il paese scelto, repulsione per la quotidianità a cui è sottoposto.

Sarà per questo che dei 18 episodi non tutti poi sono strettamente legati all’esperienza di italiani all’estero. Molti (come La Filosofia o Tinder) in realtà avrebbero diritto di cittadinanza in qualsiasi canale YouTube e potrebbero essere girati in qualsiasi luogo del mondo. Ritals prende infatti spesso la piega della webserie lifestyle, del commento alla modernità più blando, quando invece si concentra più sui contrasti e le contraddizioni del luogo, su come cioè personaggi e paesaggio intreccino una relazione non semplice, allora sembra trovare il suo senso ultimo.

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