Negli ultimi mesi Facebook ha rivelato la sua intenzione di lanciare un proprio servizio di news — un aggregatore di notizie simile a quelli messi in campo da Google e numerose altre startup del settore, ma che a differenza del modello di diffusione spontanea attualmente in voga sul suo social sarà popolato esclusivamente da contenuti di qualità. Il servizio dovrebbe vedere la luce già questo autunno negli Stati Uniti sotto forma di un'apposita tab all'interno di Facebook, ma nel giro di poche settimane potrebbe doversi scontrare con Knewz, un'alternativa in via di sviluppo presso la News Corp del magnate delle telecomunicazioni Rupert Murdoch.

A riferirlo è il The Wall Street Journal, secondo le cui fonti sarebbero due le motivazioni che hanno spinto il gruppo di Murdoch a lanciarsi nell'impresa: la prima è la spinta degli editori, preoccupati del fatto che i due attuali leader del settore non paghino adeguatamente per l'utilizzo delle loro testate; la seconda è la convinzione che gli attuali sistemi di distribuzione delle notizie messi in campo da Google e Facebook siano di parte e privilegino contenuti avversi ai conservatori.

Knewz dovrebbe assumere la doppia forma di un sito web e di un'app per smartphone, e stando a un portavoce di News Corp interpellato dal The Wall Street Journal si porrà il compito di "un ampio spettro di notizie e punti di vista imparziali da fonti locali e nazionali". Per farlo pescherà da più di 100 testate statunitensi e internazionali, mentre a consigliare gli articoli da leggere agli utenti del servizio sarà un doppio intervento di selezione da parte di algoritmi automatizzati e dipendenti in carne e ossa.

L'approccio insomma — almeno sulla carta — è simile a quello che metterà in campo proprio Facebook per non lasciare il campo libero alle storture di un sistema basato esclusivamente sull'intelligenza artificiale. In realtà però la stessa News Corp non è ancora certa che il lancio avverrà: il gruppo sta già promettendo agli editori che il suo sistema privilegerà contenuti originali, non penalizzerà i siti provvisti di paywall, e non si intrometterà con i meccanismi di riscossione degli introiti pubblicitari provenienti dalle pagine linkate, ma il progetto è ancora in una fase di esplorazione e potrebbe non vedere mai la luce.