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E' di questi giorni l'ennesima bufala che spopola sui profili di migliaia di utenti su Facebook, quella relativa al "permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo" da parte di governi o strutture private, come previsto dalla legge "UCC – 1 – 308 – 1-103".

Ecco il testo integrale:

"Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi altra «immagine» pubblicata nel mio profilo o diario. Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. UCC – 1 – 308 – 1-103. Facebook è ora un'entità quotata in borsa. Tutti sono incoraggiati a pubblicare un bando come questo, o se preferite, è possibile copiare e incollare questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, indirettamente permette l'uso di oggetti quali immagini e informazioni nei vostri aggiornamenti di stato pubblici".

Ora, delle tante bufale che girano in rete, questa probabilmente è la più semplice da smontare, nonostante ciò ha invaso migliaia di profili sul social network con decine di migliaia di condivisioni. Eppure basta un pizzico di attenzione per scoprire la frottola. Innanzitutto all'atto di iscriversi a Facebook si sottoscrive anche un accordo sulla base del quale ogni pubblicazione che noi effettuiamo viene ceduta a Facebook in licenza non esclusiva, cioè cedibile a terzi. Una volta accettati i termini del servizio si accetta anche questa clausola e non sarà certo un post sulla piattaforma (che comprensibilmente non ha alcun valore legale) a cambiare gli accordi.

Ma c'è di più, il fantomatico avviso richiama ad una legge realmente esistente ma negli Stati Uniti! UCC è infatti l'acronimo di Uniform Commercial Code, un codice americano che nulla a che vedere con l'Italia. Si tratta certo solo di una precisazione ma sarebbe bastato osservare meglio ciò che si copincollava per rendersi conto dell'infondatezza del testo.

Sentite di essere stati gabbati? Poco male, su Facebook da tempo girano tantissime bufale alle quali abboccano spesso moltissimi utenti.

Alcuni esempi? Eccoli:

  • Facebook non è mai stato e mai sarà a pagamento, ogni avviso in tal senso è del tutto fasullo
  • Non esistono applicazioni che consentono di sapere chi ha visitato il tuo profilo
  • Non esiste un gruppo di hacker che pubblica video e insulti a vostra insaputa sul vostro profilo. Se vi è capitato, è più probabile che sia stato lo scherzo di un amico o del vostro partner.
  • Utilizzare caratteri particolari, emoticon, cuoricini e lettere maiuscole non provocherà in alcun modo la chiusura del vostro profilo per spam
  • Non esistono utenti-virus che se li accetti ti formattano il computer
  • Facebook non versa un centesimo alle cause umanitarie solo perchè si è condiviso un post o messo un "mi piace". Alla stessa maniera ospedali e strutture sanitarie non offrono cure gratuite in cambio di like.
  • Il Ministero degli Interni o qualsiasi altra istituzione pubblica non possono chiedere a Facebook l'accesso ai vostri profili. Nemmeno la Polizia Postale, se non in caso di mandato emesso dalla Magistratura (in quel caso avete problemi ben peggiori a cui pensare)
  • Non è necessario copincollare alcun messaggio per dimostrare a Facebook di essere un profilo attivo e scongiurare il pericolo della cancellazione.