Nel web sono ormai diverse le grandi aziende che stanno cercando di prendere le distanze dai movimenti no-vax e dalle idee che promuovono: YouTube ha già impedito la monetizzazione dei video avversi alla pratica dei vaccini, mentre Facebook sta escogitando modi per rendere questi contenuti meno visibili. La situazione però non è identica ovunque: come fa notare la CNN, su Amazon è ancora possibile non solo trovare in vendita libri e documentari di impronta no vax, ma trovarseli anche consigliati dagli algoritmi che personalizzano la proposta di contenuti sul sito per ciascun cliente. Cercando la parola vaccini nel motore di ricerca della versione statunitense di Amazon — fa notare la CNN — ben 15 dei primi 18 risultati sono infatti libri che contengono teorie antiscientifiche.

Da un punto di vista puramente commerciale non c'è niente di strano: se i libri vendono, è normale che una piattaforma dedita al commercio li metta in primo piano. E i libri riconducibili al fronte no-vax evidentemente vendono, poiché contengono tesi che — per quanto antiscientifiche — fanno presa su una fetta sempre maggiore di popolazione spaventata; di contro è difficile che pubblicazioni in linea con il consenso scientifico riscuotano un grande successo commerciale, poiché non aggiungono granché di nuovo rispetto a quanto la maggioranza della popolazione già sa. Il problema di questo approccio guidato dalla domanda è che alla diffusione di questi contenuti e idee è collegato un vero e proprio allarme sanitario mondiale, ovvero la contrarietà ai vaccini — inserita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità all'interno delle dieci minacce più urgenti da contenere per il 2019, insieme ai batteri resistenti agli antibiotici e al virus Ebola.

Il fenomeno peraltro non interessa solo gli Stati Uniti ma tutte le versioni del negozio digitale di Amazon, compresa — sottolinea l'ANSA — quella italiana. La parola chiave vaccini restituisce tra i primi risultati i libri di Roberto Gava, medico divenuto noto per le sue posizioni contro i vaccini e per il momento radiato dall'Ordine di Treviso, in attesa di conoscere il risultato del ricorso. Interpellata dalla CNN, Amazon ha rimandato alla pagina del proprio negozio relativa ai contenuti ammessi nello store, che nella versione italiana recita: "In qualità di rivenditori, offriamo ai nostri clienti la possibilità di esaminare diversi punti di vista e mettiamo a loro disposizione anche materiali che alcuni potrebbero ritenere sgradevoli. Detto questo, ci riserviamo il diritto di non vendere determinati contenuti, come materiale pornografico o inadeguato".