Twitter e e Donald Trump sono finiti nuovamente in rotta di collisione. Nelle scorse ore il social network ha contrassegnato per la seconda volta uno dei tweet del Presidente ritenendolo offensivo, in modo simile a quanto aveva già fatto poche settimane fa. Il cinguettio in questione minaccia violenze nei confronti dei manifestanti che stanno protestando a Washington per l'uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis; il contenuto è ancora visibile sulla piattaforma, ma stando alle regole del social non è possibile rispondervi né mostrarvi apprezzamento.

Cosa dice il tweet di Trump

Il cinguettio è stato pubblicato ieri e recita: "Finché resterò Presidente non esisterà mai una zona autonoma a Washington, D.C. Se provano a istituirne una saranno accolti con la forza!". Il riferimento è al fatto che i manifestanti possano cercare di organizzarsi all'interno della città delimitando un'area specifica dalla quale le autorità di polizia sono escluse, come già avvenuto a Seattle nelle scorse settimane. Trump vuole scongiurare questa eventualità, ma nel tweet pubblicato si evince che chiunque stia manifestando a Washington possa trovarsi in pericolo di vita a prescindere dalle proprie intenzioni.

Il tweet resta online

Da una parte insomma il contenuto viola le regole del social perché minaccia esplicitamente un gruppo ben identificabile di persone (i manifestanti); allo stesso tempo però il tweet esprime il punto di vista di un individuo che ha effettivamente il potere di influenzare quanto potrebbe accadere nelle prossime ore, e in quanto tale mantiene un valore informativo. Per questo motivo Twitter ha deciso di limitare la diffusione del cinguettio — accompagnandolo al contrassegno e impedendo le interazioni da parte degli altri utenti — pur conservandolo però online.

Il precedente

La prima e ultima volta che è successo qualcosa di simile (il nuovo regolamento è stato adottato di recente) è stato poche settimane fa, quando Trump minacciò una risposta armata alle prime proteste che imperversavano negli Stati Uniti per l'omicidio di Floyd. Per tutta risposta il numero uno della Casa Bianca firmò un ordine esecutivo che ad oggi rappresenta una spada di Damocle che pende sulle attività dei social e delle piattaforme di condivisione.