In queste ore il presidente statunitense Donald Trump sta preparando il terreno per un attacco ai social senza precedenti. Nelle scorse ore l'inquilino della Casa Bianca ha firmato un ordine esecutivo che si propone di modificare un pilastro legislativo della libertà di espressione online, dopo uno scontro con Twitter — accusata di censurare i contenuti di stampo conservatore — che si protrae da qualche giorno.

Nel botta e risposta tra Trump e i rappresentanti del social network è intervenuto anche il colosso Facebook che però ha assunto posizioni decisamente più concilianti nei confronti delle posizioni del Presidente, arrivando a criticare indirettamente Twitter per il suo operato degli ultimi mesi.

Le ragioni dello scontro

Il motivo per cui Trump è ripartito recentemente all'attacco di Twitter, è la decisione del social di iniziare ad apporre delle notifiche sotto ai tweet controversi o basati su fake news. Il cambio di regolamento è stato pensato e varato in tempi di Covid-19 per impedire che inesattezze tecniche e mediche provocassero morti inutili ma le nuove linee guida si applicano facilmente anche al discorso politico, e dunque ai tweet del presidente USA.

Questo è avvenuto per la prima volta in data 26 maggio, quando Twitter ha invitato i suoi utenti a verificare i fatti per come stavano relamente, sotto a un cinguettio di Trump che parlava di possibili brogli elettorali in alcuni degli Stati guidati dalla parte politica avversa. Si è trattato di un vero e proprio inedito, che non per niente ha spinto in poche ore Trump ad esprimere la volontà di porre un argine al comportamento dei social, che a sua detta penalizzano da anni la libera espressione dei punti di vista del suo partito. Di qui in poi le ragioni delle aziende coinvolte, chiamate in causa anche dalla firma dell'ordine esecutivo delle scorse ore che li riguarda direttamente, non hanno tardato a farsi sentire.

La critica di Facebook

A fare scalpore è stata soprattutto la posizione di Facebook, sia perché in parziale disaccordo con Twitter, sia perché espressa in prima persona dal suo numero uno Mark Zuckerberg in un intervento su Fox News. "Abbiamo modi di agire diversi da Twitter sulla questione — ha dichiarato Zuckerberg all'emittente — e nella fattispecie credo fermamente che Facebook non dovrebbe essere l'arbitro della verità in merito a tutto ciò che la gente dice online".

La posizione di Twitter

Dal canto suo Twitter ha ribadito tramite le parole del suo fondatore di "non essersi mai voluta erigere ad arbitro della verità", ma che correggere le informazioni inaccurate continuerà ad essere una priorità di Twitter, anche sotto elezioni (terreno in cui le nozioni di vero e falso cambiano in relazione alla parte politica) e comunque in tutto il mondo. L'intenzione alla base delle nuove policy adottate è "unire i puntini di dichiarazioni in conflitto tra loro, e dare un quadro completo delle informazioni in discussione, di modo che le persone possano farsi un'opinione da sole".

Le ragioni di Zuckerberg

Sono posizioni che in apparenza divergono solo leggermente, ma che rivelano molto di come le due aziende abbiano intenzione di muoversi nel corso di occasioni come le spinose elezioni statunitensi. Anche Facebook ad esempio si è mossa contro la disinformazione che circola tutt'oggi intorno alla pandemia di coronavirus, eppure per il social di Zuckerberg il campo della politica sembra più pericoloso di quello dell'emergenza sanitaria; il gruppo del resto ha in attività un impero fatto anche di un business pubblicitario miliardario, di messaggistica istantanea e di una criptovaluta in partenza, che attira l'attenzione dei legislatori statunitensi ormai da anni.

Mentre Facebook decide di adottare un approccio alla questione più distanziato, le tensioni tra Trump e Twitter nel frattempo non sono destinate ad attenuarsi. Uno degli ultimi tweet presidenziali è stato catalogato come incitazione alla violenza. Il social non ha censurato il contenuto ma ha sottolineato la violazione delle policy della piattaforma — scontentando contemporaneamente sia i critici che i sostenitori di Trump.