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Unicef: sul web 1 utente su 3 è minorenne (e naviga in un mare di contenuti pedo-pornografici)

Secondo i dati appena diffusi, un utente di internet su tre nel mondo ha meno di diciotto anni. I rischi del web avrebbero un impatto diretto sul benessere psicofisico dei ragazzi. E cresce la preccupazione.
A cura di Enrico Galletti
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Sono dati chiari, si riferiscono all’anno attualmente in corso e a quello precedente e stanno destando una certa preoccupazione. Secondo il rapporto stilato dall’UNICEF, il lavoro svolto per proteggere i minorenni nella “giungla” del web non è stato sufficiente. In altri termini, ci sarebbe ancora molto lavoro da fare. Secondo l’indagine, un utente su tre che naviga sul web ha meno di diciotto anni (i giovani africani sono i meno connessi: tre su cinque sono offline). Da qui la necessità di garantire più sicurezza nel mondo digitale. E i motivi di questa “urgenza” sono presto detti.

Nel 2016, 57.335 indirizzi internet  hanno rilevato la presenza di materiale pedo-pornografico. Di questi indirizzi, il 60 percento è ospitato su server europei e il 37 percentuale ha sede in Nord America. E i bambini sfruttati per “confezionare” contenuti di pedo-pornografia sarebbero per il 53 percento di dieci anni o, addirittura, di poco meno. E negli anni, la quantità di immagini che ritraggono bambini tra gli 11 e i 15 anni è cresciuta drasticamente. Rispetto al 30 percento del 2015 si è passati al 45 percento nel 2016. E l’UNICEF ha provato a interpretare questi dati allarmanti facendo un sondaggio direttamente fra i giovani. 63.000 le risposte ottenute dai giovani di 26 Paesi. I ragazzi hanno confessato di aver paura della violenza che corre sul web (23 percento) e dei “contenuti pornografici digitali indesiderati”.

Il 42 percento dei giovani ha spiegato di aver mosso i primi passi in rete da solo, contro un 39 percento di ragazzi che sarebbero stati influenzati da amici e fratelli. “Nel bene e nel male, la tecnologia digitale è attualmente una realtà irreversibile delle nostre vite”, ha commentato il Direttore dell’UNICEF Anthony Lake. “In un mondo digitale, la nostra sfida è duplice: ridurre i danni, massimizzando allo stesso tempo i benefici del web per ogni bambino”. Il rapporto sottolinea come i rischi di internet mettano in pericolo la sicurezza dei più piccoli, esposti quotidianamente a contenuti rischiosi e al dilagare del fenomeno del cyberbullismo. E sempre secondo l’indagine dell’UNICEF, l’impatto di questa scarsa sicurezza dei ragazzi sul web avrebbe una ricaduta netta sul loro benessere psicofisico, in particolare sullo sviluppo cerebrale messo a rischio dal tempo trascorso di fronte a uno schermo.

Tornano preziose, dunque, le raccomandazioni di sempre. In primo luogo quella di garantire a tutti i bambini l’accesso a risorse online di alta qualità. Resta sottinteso che proteggere i bambini dai pericoli online è possibile insegnando l’”alfabetizzazione digitale”, che possa salvaguardare la sicurezza online. E lo stesso Lake, prima di tirare le fila della ricerca, ipotizza delle soluzioni pratiche. “Internet è stato progettato per gli adulti, ma è sempre più utilizzato dai bambini e dai giovani – spiega -. Dunque le politiche, le pratiche e i prodotti digitali dovrebbero riflettere meglio i bisogni dei bambini, le loro prospettive e le loro voci”.

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