Coniare nuovi Bitcoin è un'operazione sempre più complessa per i sistemi di calcolo deputati all'ingrato compito. Per restituire preziose unità della criptovaluta i loro chip vengono messi sempre più a dura prova e nutriti da ingenti quantitativi di corrente elettrica; non è un caso del resto che secondo le ultime stime il costo energetico di queste attività superi il fabbisogno energetico annuale dell'intera Svizzera, anche se resta ironico che l'ultima notizia che ha a che vedere con i Bitcoin abbia come scenario proprio una centrale per la produzione di energia nucleare.

Nelle scorse settimane infatti un gruppo di dipententi di una centrale in Ucraina ha deciso di portare all'interno della cruciale infrastruttura il proprio equipaggiamento dedicato al mining, composto da alimentatori, sistemi di raffreddamento e schede grafiche ad alte prestazioni. Lo scopo: utilizzare la rete elettrica del sito per fare incetta di energia gratis e ottenere Bitcoin a costo zero. A rivelarlo sono state le autorità ucraine dopo aver scoperto con modalità non specificate un'attività sospetta proveniente proprio dall'interno della centrale e aver sequestrato l'equipaggiamento a seguito di un'incursione.

Quella che agli accusati può essere sembrata una leggerezza, può aver infatti esposto il sito nucleare a pericoli non indifferenti, dal momento che i computer utilizzati per il conio di nuovi Bitcoin sono stati connessi sia alla rete interna della centrale, sia alla rete Internet collegata a sua volta con il resto del mondo. Così facendo i dispositivi si sono trasformati in potenziali punti di accesso che — sfruttati da hacker sufficientemente abili — avrebbero potuto permettere l'accesso a informazioni sensibili sul funzionamento del sito. Le autorità locali stanno ancora assicurandosi che l'attività del gruppo non abbia favorito violazioni di questo tipo.