whatsapp motore bufale

Mentre le società hi tech stanno facendo pubblico sfoggio degli sforzi che stanno facendo per contrastare la diffusione pubblica di fake news online, c'è un ambito nel quale disinformazione e notizie false continuano a proliferare senza troppo rischio di essere fermati: la piattaforme di messaggistica istantanea. A dimostrarlo è una ricerca condotta dal MIT e dall'università brasiliana di Minas Geiras sulla piattaforma WhatsApp, che è arrivata a una conclusione affossante: nonostante le misure impiegate dalla casa madre Facebook, all'interno del servizio di messaggistica le informazioni false hanno comunque continuato a circolare abbastanza tranquillamente prendendo a tratti la forma di vere e proprie campagne di disinformazione con lo scopo di influenzare risultati elettorali.

Qualche tempo fa in effetti WhatsApp aveva adottato due nuovi limiti al suo sistema per la diffusione dei messaggi inoltrati sulla piattaforma: aveva imposto un limite massimo al numero dei destinatari di questo tipo di missive, e apportato la dicitura Inoltrato in calce al messaggio, per far capire al destinatario che la fonte originale poteva non era necessariamente un amico o un conoscente, e poteva dunque non essere attendibile; stando ai risultati dello studio le misure impiegate sono state però insufficienti ad arginare il fenomeno delle fake news diffuse grazie al servizio. I ricercatori hanno tracciato la diffusione delle notizie false tra gli account WhatsApp durante le recenti consultazioni elettorali in Brasile e India, arrivando a dimostrare con dati empirici una conclusione alla quale era già facile arrivare con la logica: contrassegnare e mettere un limite ai messaggi inoltrati può ritardare la loro diffusione, ma non può fermarla completamente se il contenuto che promuovono è di natura altamente virale.

Gli algoritmi di intelligenza artificiale del resto non possono certo pattugliare le chat, ed eventuali segnalazioni degli utenti, se fossero previste, non servirebbero a nulla: Facebook infatti non ha accesso alle conversazioni che avvengono nei gruppi e tra i suoi utenti, e non può dunque impedire in alcun modo la pubblicazione di notizie progettate appositamente per fare leva sull'emotività di chi le legge – come avviene invece sui suoi social. Limitare l'inoltro dei messaggi è l'unica tecnica ammissibile senza snaturare una piattaforma che fa della privacy il proprio vanto, ma è evidente che vada affinata ulteriormente.