La posta in gioco attorno alle nuove norme sul copyright è altissima: a loro approvazione potrebbe cambiare la faccia della rete per i prossimi anni. Il 5 luglio il parlamento europeo deciderà se approvare o meno una proposta di direttiva restrittiva sul diritto d'autore, così la sezione italiana di Wikipedia ha deciso di non attendere in silenzio il responso: chiunque cerchi qualche nozione tra le sue pagine troverà sempre lo stesso proclama, volto a sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi che le nuove norme potrebbero comportare.

Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

Il diritto d'autore nel Mondo digitale

Dal 2013 si attendeva una correzione della normativa europea sul diritto d'autore, in modo da aggiornarla in funzione di un’epoca sempre più digitale, dove molte restrizioni non hanno molta ragion d’essere, infatti la rete rende possibili numerose scorciatoie per accedere ai contenuti multimediali. Esistono già proposte alternative, avanzate anche dagli admin di Wikimedia all'UE, compresa quella sulla “libertà di panorama”. Si tratta di consentire a tutti di fotografare spazi pubblici senza restrizioni, pur proteggendo i diritti dell'architetto o dell'artista che hanno abbellito il paesaggio in questione. Viceversa la Commissione giuridica del Parlamento europeo ha deciso il 20 giugno di ottemperare a misure che potrebbero frammentare – secondo Wikipedia – la rete, chiudendo milioni di utenti nella morsa dei “filtri automatici” e delle “autorizzazioni preventive” a vantaggio di “pochi grossi enti”. Wikipedia lamenta inoltre una scarsa apertura al dibattito all’opinione pubblica riguardo a queste possibili nuove norme.

I moniti degli esperti informatici

Sono tanti gli esperti informatici che si sono già schierati contro le nuove restrizioni che verranno prese in esame il 5 luglio. Esiste anche un documento dell'Università di Amsterdam firmato da 169 accademici europei. Uno degli articoli contestati è l’11 il quale prevede una tassa sui link, da far pagare alle grandi piattaforme di condivisione, come Google e Facebook. Tra i punti critici l’articolo 13 è quello più famigerato, prevedendo che i contenuti caricati online nell’Unione debbano essere verificati preventivamente, questo per impedire che finiscano online file coperti dal copyright, un po’ come succede già col Content ID di YouTube. Si tratta di un meccanismo efficiente per i video, ma poterlo estendere a tutti i contenuti del Web sembra davvero difficile da immaginare, con forti rischi per la tutela della libertà di stampa e di critica.