Come annunciato lo scorso mese di aprile, oggi la commissione giuridica del Parlamento europeo si riunisce per il voto sulle modifiche alle normative sul copyright all'interno dei paesi UE. Un voto importante dal quale potrebbe dipendere il destino di internet, per come lo conosciamo oggi. E non è una opinione esagerata, in realtà è quello che pensano oltre 70 esperti che stanno criticando duramente questa norma comunitaria, e tra questi figurano anche l'inventore di internet, Tim Berners-Lee, e il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales. Opinione degli esperti è che questa norma, che trova il suo fulcro negli articoli 11 e 13, trasformerà internet in uno strumento di sorveglianza e di controllo automatizzata sui propri utenti.

Superata la febbre da GDPR, il regolamento sulla privacy entrato in vigore in Europa lo scorso 25 maggio di cui tanto si è discusso, le istituzioni europee vorrebbero chiudere oggi su un altro tema scottante con il voto sulla norma che regolerà il copyright. Una norma comunitaria che finora ha attirato critiche da più parti, evidenziando come l'approvazione di questa norma potrebbe stravolgere internet. Da parte loro, i promotori di questa norma ritengono le critiche esagerate e spiegano che si tratta solo di una discussione che riguarda gli articoli 11, “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale”, e 13, "Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiali caricato dagli utenti”, della norma in gran parte già approvata. Il nodo si è formato proprio attorno a questi due articoli e sull'art. 13 in particolare.

Le critiche sono nate dal fatto che entrambi gli articoli fanno delle proposte che non hanno precedente da quanto esiste internet. Come quella di pagare gli editori per il semplice fatto di pubblicare un link che riporta ad un articolo.

La situazione che si è configurata attorno all'art. 13 è che ai giganti del web, come YouTube, Google, Dailymotion e Vimeo, non piace il fatto che la norma potrebbe obbligare loro a rimuovere contenuti che violerebbero il copyright. L'art.13 infatti prevede che le piattaforme, come quelle menzionate, devono bloccare tutto quello che gli utenti pubblicano sulle stesse usando contenuti che appartengono ad altri. Si potrebbe configurare che chiunque condivida un link di un articolo apparso su un sito di notizie venga rimosso perchè violerebbe il copyright dell'articolo stesso. Verrebbe meno quindi la condivisione e la divulgazione della stessa notizia. Inoltre, un altro punto su cui si concentrano le critiche è che l'articolo dà la possibilità alle piattaforme di apporre dei filtri non menzionando mai la parola, ma facendo riferimento ad una espressione generica come "tecnologie efficaci", senza offrire alcun dettaglio e lasciando spazio a diverse interpretazioni che, nei fatti, creano confusione.

La situazione che si profilerebbe è quella che le piattaforme si adoperino di sistemi automatici per il riconoscimento del contenuto originale e di eserciti di persone che vigilino sulle pubblicazioni segnalando le violazioni. Per fare un esempio semplice, sarebbero a rischio anche i "meme" che sono molto condivisi sul web per suggellare un momento attuale. Quei contenuti, se venisse approvata questa norma, verrebbero bloccati dalla piattaforma in violazione del copyright.

Se grande attenzione ha ottenuto l'articolo 13, va detto che meno considerazione ha ottenuto l'articolo 11 che prevede la "Link Tax". In pratica, la possibilità per gli editori di farsi pagare i diritti per la semplice pubblicazione del link ad un articolo, quando il link incorpora un estratto, un riassunto di notizia, quello che adesso fa "Google News" ad esempio. I diritti di copyright verrebbero estesi così al titolo, agli snippets (gli estratti), fino all'URL, la parte che identifica l'indirizzo di una risorsa web. La discussione nasce dal fatto che questa norma finirà per avvantaggiare i grandi editori, da sempre sul piede di guerra contro Google e Facebook per i mancati introiti riconosciuti (che adesso sarebbero garantiti dalla legge), ma costituirà uno svantaggio per i piccoli editori e blogger.

Vedremo come la commissione del Parlamento Europeo, al momento spaccata al suo interno, vista la grande importanza della materia. Potrebbe anche verificarsi un nuovo rinvio per dare modo di chiarire meglio i punti molto criticati.