Palmer Luckey probabilmente è stato uno di quei bambini iperattivi, appassionati di tecnologia e avidi di conoscenze. Prima li chiamavano smanettoni, ora nerd, ma il concetto è sempre quello: qualsiasi oggetto tecnologico li attira a tal punto che prima attraversano la fase nella quale ne smontano a decine e poi, comprendendone il funzionamento, passano alla riparazione alla costruzione. Tra gli 11 e i 16 anni, quando la maggior parte dei ragazzi rincorre un pallone o pensa a come riempire l'estate, Luckey sperimentava con i laser. Non stupisce, quindi, che durante gli anni universitari abbia guadagnato 36 mila dollari riparando iPhone per finanziare i propri progetti. Tra bobine di Tesla e componenti elettronici, ad un certo punto della sua vita deve aver preso in mano la copia di una rivista e, come spesso accade nella mente dei giovani sognatori, pensato "Un giorno ci sarò anche io su questa copertina".

Ora di anni ne ha 22 e sulla copertina di un giornale c'è finito veramente. E non di uno qualsiasi: il Time, una delle pubblicazioni più rilevanti che nell'ultimo numero ha dedicato la sua cover ad una tecnologia in forte ascesa, la realtà virtuale. Già, perché Luckey alla fine questa copertina se l'è guadagnata eccome: a 18 anni ha creato il primo prototipo di Oculus Rift, il visore per la realtà virtuale che ha generato un precedente unico nel settore, facendo capire che i tempi erano finalmente maturi per lo sviluppo concreto di questa tecnologia. Un sogno che negli anni '90 si era già scontrato contro un muro fatto di limiti tecnologici e scarso interesse del pubblico mainstream, proprio quello che oggi guarda con attenzione all'evoluzione di un elemento così strambo eppure intrigante come la realtà virtuale. Tanto che, lo scorso anno, Oculus è stata acquisita da Facebook per due miliardi dollari.

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Così si arriva all'enorme fama del 22enne americano e alla copertina (meritatissima) sul Time. Il problema è che cover e grandi inventori non vanno d'accordo, non lo hanno mai fatto. Lo stesso Time ha uno storia di terribili ritratti di luminari del settore tecnologico finiti in copertina con immagini al limite dell'imbarazzante. Dagli anni '90 fino al 2015, quando il numero dedicato alla realtà virtuale del Time va in edicola con un Palmer Luckey a mezz'aria, Oculus sulla testa e di fronte ad uno sfondo raffigurante una spiaggia – in realtà è un muro degli uffici di Facebook – da fare invidia alle peggiori cartoline estive. "La sorprendente gioia della realtà virtuale" titola il giornale, che peraltro fallisce nel restituire l'immagine di un giovane in grado di rivoluzionare il settore limitandosi a definirlo come una persona "simpatica e che parla bene".

Luckey, per intenderci, è il ragazzo che a 14 anni sperimentava con i laser, che a 17 guadagnava 36 mila dollari riparando smartphone e a 19 raccoglieva 2,4 milioni di dollari su Kickstarter con un'idea rivoluzionaria. Ecco, a tutto questo si può aggiungere che è anche simpatico e parla bene. D'altronde le copertine delle riviste – anche specializzate – non hanno mai reso onore alle personalità in ascesa del mondo tecnologico. In particolare il Time ha alle spalle una lunga storia di terribili immagini che trattano queste figure come buffi nerd piuttosto che prenderle seriamente riconoscendone i risultati. Nel 2000, per esempio, la copertina dedicata al fenomeno Napster – che modificò radicalmente l'industria musicale – raffigurò il creatore 19enne Shawn Fanning come un goffo ragazzo con due grosse cuffie e un cappello da baseball in testa, riuscendo incredibilmente a mancare il punto costituito dalla rivoluzione del suo software.

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Persino Bill Gates, ora uno degli uomini più ricchi del mondo e responsabile della creazione di alcuni tra i prodotti più iconici del settore, ha dovuto subire questo trattamento. Prima nel 1984, quando sul Time è apparso come un nerd stereotipato intento a far girare un floppy disk sul dito, poi nel 1996, con una tremenda copertina che lo vedeva al centro di una ragnatela, nonostante fosse già uno degli uomini più famosi del mondo della tecnologia. Un trend che non ha risparmiato nessuno, dal CEO di Amazon Jeff Bezos, ritratto con la testa all'interno di una scatola, a quello di Foursquare Dennis Crowley, piazzato sulla copertina di Wired con una corona in testa e la scritta "Il re dei check in". Un trattamento, quello riservato alle personalità del mondo tecnologico sulle copertine dei giornali, incomprensibile nel duemila ancor più che negli anni '90.

Anche perché quella dedicata a Luckey riesce a mancare clamorosamente proprio il punto fondamentale della tecnologia – la realtà virtuale – restituendo l'immagine di un giovane nerd con un buffo aggeggio sulla testa. Tanto che la rete si è sbizzarrita con meme e rimaneggiamenti dell'immagine, facendo finire Luckey in sella ad un cavallo, in fuga da uno squalo e in altre infinite interpretazioni della copertina. Però poco importa, alla fine, che il giovane si sia ritrovato a dover sopportare tutto questo. Dopotutto anche Gates, Bezos e Crowley lo hanno fatto e ora sono tra le personalità più in vista dell'industria. Luckey può consolarsi con questo. Ma anche con il fatto che, con Oculus in uscita nel 2016 e un interesse in crescita costante nei confronti della realtà virtuale, quella della copertina del Time resterà solo una storia sulla quale scherzare con i colleghi. Cosa che, in realtà, sta già facendo. "State davvero dando importanza alla cover di un media così vecchio?" ha commentato Luckey con l'accondiscendenza di chi fa notare l'ovvia arretratezza di un anziano. "Penso sia divertente".