Che i software per il riconoscimento facciale siano estremamente efficienti è un dato ormai risaputo. L'algoritmo di Facebook, per esempio, riesce a riconoscere le persone anche quando il volto è coperto, mentre la nuova applicazione Foto di Google è in grado di individuare immagini di oggetti o riconoscere persone ormai adulte dalle foto che li ritraggono bambini. Ora, però, il riconoscimento facciale coinvolge luoghi strani e inusuali: festival musicali, stadi e persino chiese. Almeno trenta luoghi di culto in giro per il mondo utilizzano una tecnologia chiamata Churchix e sviluppata da Face-Six, un'azienda con uffici in Israele e a Las Vegas.

Le chiese utilizzano il servizio per analizzare i fedeli in cerca di chi non si presenta – per poi chiedergli se hanno avuto problemi – e di chi invece è un assiduo frequentatore, in modo da chiedere donazioni mirate. Il responsabile della società, Moshe Greenshpan, non ho voluto indicare il nome di nessuna di queste chiese, rendendo impossibile la verifica dell'informazione da parte di Fusion, il giornale americano che ha svelato l'esistenza della procedura. Il sistema funziona in modo semplice: basta caricare una fotografia in alta definizione del fedele per iniziare la scansione di immagini e video alla ricerca della sua presenza. "Non penso che le chiese lo dicano ai presenti" ha spiegato Greenshpan "Li incoraggiamo a farlo, ma non penso lo facciano".

Churchix riconoscimento facciale

Insomma, un incubo per la privacy. Peraltro chi si batte in sua difesa punta proprio a regolamentare soluzioni di questo tipo, cioè che sfruttano database di volti per tracciare le persone senza che esse ne siano consapevoli. Churchix è solo uno degli innumerevoli software di riconoscimento facciale che sempre più si stanno affacciando sul mercato, rendendo più semplice l'individuazione di persone indesiderate o ricercate ma, allo stesso tempo, sollevando diverse preoccupazioni riguardanti la privacy che sempre più viene schiacciata in nome della sicurezza. FaceFirst, per esempio, permette ai gestori dei negozi di individuare automaticamente i ladri con precedenti o personaggi rissosi nel momento in cui entrano all'interno del punto vendita. Ma anche di fornire al cassiere il nome del cliente, in modo da poterlo accogliere nel modo più cordiale possibile.

Il rischio, in questo caso, è che gli utenti siano seguiti nel mondo reale come lo sono sul web, attraverso tecnologie in grado di associare un nome ad un volto in maniera automatica, senza che la persona interessata lo sappia. Il problema è che ad oggi non esistono leggi federali che regolamentino l'utilizzo della tecnologia di riconoscimento facciale e finora i dibattiti al riguardo si sono sempre rivelati inconsistenti. Soprattutto perché le aziende vogliono poter utilizzare la tecnologia senza compromessi e senza, elemento ancor più preoccupante, chiedere il consenso alle persone. Cosa che, in molti casi, non avviene. Nemmeno in chiesa.