Il videogioco sarà anche un medium giovane rispetto al cinema o al fumetto, ma le sue pietre miliari cominciano ad avere una certa età. Non a caso, questo 21 febbraio si celebrano i 35 anni di The Legend of Zelda, primo capitolo della fortunata serie di Nintendo, tutt’ora di grande rilievo nel panorama videoludico.

Per capire il suo successo, bisogna tornare al 1986. A dominare la scena del mercato videoludico del tempo è Nintendo, storica azienda giapponese con sede a Kyoto, da pochi anni passata allo sviluppo di hardware e software per videogiochi. Per spingere la diffusione della nuova console casalinga Nintendo Entertainment System (NES), uscita in Giappone nel 1983, Nintendo punta alla creazione di icone. Figura centrale di questo processo è il game designer Shigeru Miyamoto, definito generalmente come “il papà di Super Mario”. A lui non si deve solo la creazione dell’idraulico italiano, ma anche di Donkey Kong e, come si può immaginare, di The Legend of Zelda.

Protagonista del gioco è Link, avventuriero che deve sconfiggere il perfido Ganon per liberare il mondo di Hyrule e la principessa Zelda dalle sue ambizioni. Per raccontare questa "fiaba videoludica", Miyamoto prende ispirazioni da immaginari tipicamente occidentali: per Link, il game designer giapponese guarda il Peter Pan disneyano, mentre per Zelda, da cui è tratto lo stesso nome del gioco, l’ispirazione viene da Zelda Fitzgerald, moglie di Francis Scott Fitzgerald, autore de Il Grande Gatsby. Il grande spirito di avventura ed esplorazione – che d’ora in avanti caratterizzerà la serie – è invece tratto dai film di Indiana Jones, che negli anni ‘80 godono di enorme fama internazionale.

Tutti questi disparati elementi vengono reinterpretati in un’originale visione che guarda anche alla cultura nipponica: Hyrule è una sorta di trasposizione della campagna di Sonobe in cui Miyamoto ha trascorso l’infanzia. Occorre precisare che, nella fase di sviluppo di The Legend of Zelda, è stato fondamentale il contributo di Takashi Tezuka. L'unione di questi due talenti dà origine a un gioco che riprende il viaggio dell’eroe per il salvataggio della principessa, ma rivisitato in una chiave interattiva tramite un gameplay costellato da nemici da abbattere a suon di spada ed enigmi stuzzicanti, divenendo un titolo acclamato globalmente.

L’importanza di The Legend of Zelda non è legata solamente al suo successo come prodotto commerciale, ma soprattutto alla sua influenza nell’evoluzione che ha avuto il videogioco come medium nel corso degli anni. È ad esempio il primo gioco nella storia a inserire il sistema di salvataggio per consentire di staccare e riprendere la partita dall’ultimo punto lasciato, anziché dover ricominciare tutto da capo. Il carattere innovativo e sperimentale che caratterizza il The Legend of Zelda del 1986 resta fondamentale nel corso della serie, davvero florida.

Per ogni console Nintendo è possibile individuare un capitolo della serie di The Legend of Zelda sì di successo, ma che ha soprattutto fatto evolvere la serie e il videogioco stesso: da Link to The Past su Super Nintendo Entertainment (SNES), titolo in grado di accrescere l'importanza della componente narrativa, a Link's Awakening su Gameboy e all’avventura trasformata in versione portatile; da Ocarina of Time e Majora’s Mask su Nintendo 64, che rivoluzionano l’uso della telecamera e danno un tono più maturo e dark alle vicende di Link, fino ad arrivare a The Wind Waker su GameCube, dall’aria più cartoonesca ma che esce dal cliché di Zelda principessa in pericolo da salvare. Questi sono solo alcuni esempi prima di arrivare all’ultimo grande successo della serie approdato su Nintendo Switch, ossia Breath of The Wild, che scardina il concetto di esplorazione in un mondo aperto. Ritornando al mero mercato, basta citare le 107,07 milioni di copie vendute complessivamente della serie per capire la sua influenza sul pubblico.

Come detto prima, ognuno di questi capitoli rappresenta in maniera evidente un grande passo in avanti non solo per le meccaniche e la narrazione all'interno della serie su Link e Zelda, ma per il videogioco stesso. Un’importante ascesa cominciata 35 anni fa in grafica 8bit, ma già capace di far sognare giocatori e giocatrici.