Se c'è un periodo in cui è possibile individuare l'exploit dei videogiochi a livello globale è quello degli anni 90. Chiaramente senza l'esplosione della produzione Nintendo nel decennio precedente, che portò alla formazione di future icone come Super Mario, Link e Samus, tutto questo non sarebbe stato possibile. Se non si pensa alla nascita di tutto, i 25 anni di Donkey Kong Country non avrebbero lo stesso valore: il celebre scimmione ispirato a King Kong fu infatti il primo videogioco di Nintendo, ideato da Shigeru Miyamoto, e pubblicato nel 1981 su cabinato per sale giochi. Un'icona dunque trentennale, che in ogni sua apparizione ha dato un contributo a dir poco importante per la diffusione del videogioco. Partito da un arcade in cui salvare la classica donzella in difficoltà nei panni di Jump Man – ovvero il futuro Super Mario, il brand Donkey Kong si è evoluto nel tempo, portando a nuovi standard per il genere principe degli anni Novanta, il platform.

Doneky Kong Country uscì nel novembre del 1994 su Super Nintendo, la seconda console dell'azienda di Kyoto. Rispetto ai primi anni 80, il concetto di videogioco passò dalle sale giochi alle console di casa, da vivere appieno senza vincoli di tempo e di denaro. Dopo il successo strabiliante del primo Donkey Kong, che fruttò a Nintendo 180 milioni di dollari, con l'avvento delle console casalinghe lo scimmione divenne una delle mascotte videoludiche principali, grazie ai titoli successivi approdati sulle console casalinghe ma anche portatili, come il GameBoy, sempre di Nintendo. Negli anni 90 il brand era pronto per la sua metamorfosi più grossa: con Doneky Kong Country si inaugurò una nuova serie con protagonista sì il classico scimmione, ma qui accompagnato dal suo giovane amichetto, Diddy Kong. Scopo del gioco era farli viaggiare attraverso 7 mondi, ognuno dotato di un'atmosfera particolare, meravigliosamente selvaggia.

La rivoluzione più immediata apportata da Donkey Kong Country fu infatti la presenza di animazioni più realistiche e di modelli dei personaggi in 3D, anche andarono a sostituire quelli in 2D della produzione passata. Un impatto grafico incredibile per il videogiocatore degli anni 90, abituato sinora a un altro tipo di esperienza con il brand. Sia Nintendo che Rareware (lo studio che si occupò dello sviluppo di gioco), puntavano a dare un'impronta più realistica ad ambienti e personaggi, a tal punto che parte del team di sviluppo andò a studiare da vicino i comportamenti dei gorilla tenuti negli zoo. Ciò non vuol dire che Donkey e Diddy Kong furono realizzati in maniera verosimile, anzi il loro design caricaturale e cartoonesco si amalgamava perfettamente con il realismo di scenari e movimenti.

In effetti, negli anni 90, realismo e maturità cominciano a diventare prerogativa anche del videogioco. Nel 1994 usciva un altro importante titolo, Final Fantasy VI, di genere però totalmente diverso rispetto a Donkey Kong Country in quanto si trattava di un JRPG (Japan Role-Playing Game) sviluppato da Square, che raccontava le vicende del mondo messo in pericolo dall'oppressione dell'Impero tirannico di Gestahl. Tematiche mature e personaggi caratterizzati si cominciavano ad affacciare sempre più sul panorama videoludico, per andare incontro alla crescita anagrafica del pubblico dei videogiocatori. Una filosofia che caratterizzerà il futuro sviluppo del videogioco, sino ad arrivare ai giorni nostri. Donkey Kong Country intercettò queste esigenze, senza però rinunciare all'aria scanzonata ma terribilmente divertente del suo brand. Alla fine il titolo riuscì a vendere più di 9 milioni di copie, con l'acclamazione congiunta di critica e pubblico, ed è ritenuto tutt'oggi uno dei migliori giochi pubblicati da Nintendo. Il successo di Donkey Kong Country portò a dei capitoli successivi, il cui ultimo è risalente al 2014 per Nintendo Wii U, approdato in seguito anche su Nintendo Switch.