Che la questione ambientale sia tra i temi più dibattuti degli ultimi tempi lo dimostra la ricorrenza di questo’oggi, il Friday for Future, avviato dalla giovane attivista Greta Thunberg, che ha spinto i ragazzi di tutto il mondo a scendere nelle piazze per opporsi al surriscaldamento globale derivato dall'inquinamento. Essendo ormai il videogioco un medium che travalica la sfera dell’intrattenimento, e che anzi assorbe le tematiche più dibattute nella società odierna in quanto espressione culturale, è interessante analizzare la visione ambientalista presente in alcuni titoli videoludici. Infatti, grazie alla caratteristica peculiare del videogioco – vale a dire l’interazione -, è possibile percepire in maniera più concreta le meraviglie della natura incontaminata, così come è possibile avere un’idea del mondo distrutto dall’operato dell’uomo. Vi è poi una parte di giochi appartenente al filone della green gamification, che utilizza le meccaniche ludiche per sensibilizzare gli utenti sull’ambiente e promuovere stili di vita eco-sostenibili.

Future ipotesi

Un futuro governato dalle macchine è stato più volte paventato dalla letteratura, dal cinema, e, chiaramente, anche dai videogiochi. In Horizon Zero Dawn si assiste però a qualcosa di strano: nel suo mondo le macchine, di chiare sembianze e movenze animalesche, sono un tutt’uno con la natura, oramai sempre più rigogliosa e selvaggia, e per questo da ammirare attraverso la protagonista del gioco, Aloy. A proposito dell’umanità, non si è ancora completamente estinta ma, a causa di un misterioso cataclisma, ha perso qualsiasi progresso tecnologico, ed è struttura in tribù, ognuna caratterizzata da propri rituali, usi e costumi. “A noi è rimasto lo splendore del creato. Bestie di aria, acqua, terra… e acciaio”, con questa frase, il padre adottivo di Aloy riassume l’essenza di gioco, di natura malinconica. L’altruismo e il rispetto diventano prerogativa fondamentale per opporsi alla distruzione della Terra, che da casa lussureggiante rischia di tramutarsi in un luogo brutalmente bestiale e violento.

Se nel futuro di Horizon Zero Dawn uomini, natura e progresso possono coesistere (a patto che il primo non ceda ancora all’egoismo e alla bramosia), in quello di Fallout 76 la natura contaminata prende il sopravvento in seguito a una guerra nucleare tra Stati Uniti e Cina. Nei panni di un abitante del Vault 76, rifugio sotterraneo antiatomico, si esplora la regione dell’Appalacchia, in West Virgnia, con l’obiettivo di ricreare gli Stati Uniti d’America. Lì, i romantici paesaggi autunnali sono inficiati da mutazioni abominevoli di uomini e animali, da robot impazziti, e da una natura arida e malata. In questo contesto spettrale si leggono o ascoltano storie di amara ironia sul consumismo sfrenato, sul progresso senza regole, sull'improvvisa fine del mondo.

Lezioni dal passato

Fin qui il futuro non sembra per nulla promettente. Sarebbe il caso, forse, di guardare al passato. Del resto è noto il detto latino “storia magistrae vitae”. Ebbene, la lezione impartita da Red Dead Redemption II è chiara: lo sviluppo non ha solo conseguenze positive, specie se incontrollato. Ambientato nel 1899, il titolo fa vivere, attraverso il protagonista Arthur Morgan, la fine del mito del Far West. In quell’epoca è il progresso a vincere: i saloon, le rapine, e le scarse condizioni igieniche lasciano spazio a future metropoli, allo sviluppo industriale e scientifico. La legge del più forte soccombe alla legge del quieto vivere. Ormai l’America è fatta, e tocca guardare oltre i confini conquistati.

Ma dietro al dirompente ottimismo si cela un mondo del lavoro selvaggio, con operai sfruttati nelle miniere e magnati che crescono sulle loro fatiche; dilaga una malsana superiorità razziale con nuove frotte di emigrati emarginati nelle periferie delle fiorenti città, o con gli indiani costretti a cedere o all’occidentalizzazione o alla reclusione, se non addirittura all’annientamento. Degli animali e della vegetazione, Red Dead Redemption II ne dà uno spaccato crudo, attraverso un contrasto netto: durante le cavalcate si osservano paesaggi meravigliosi, entro cui si svolgono scene di vita animale quotidiana. Eppure più ci si avvicina nei centri urbani sviluppati, più è facile notare carcasse di bisonti o di lupi, uccisi per il commercio, o corsi d’acqua che da limpidi e chiari diventano oleosi e unti alla semplice vista. Il titolo di Rockstar Games è insomma una rappresentazione sfaccettata dell’origine del progresso sfrenato, che ai nostri tempi è giunto all'esasperazione.

Agire oggi

A questo punto è necessario fare qualcosa adesso, nel presente. Negli ultimi anni il mercato mobile ha accolto diverse app che promuovono il rispetto per l’ambiente, se non direttamente uno stile di vita eco-sostenibile, quindi meno dedito al consumismo e al dispendio di risorse naturali. Lo fanno adottando elementi tipici del videogioco (sfide, punteggi, premi, ecc), vale a dire la gamification. Un esempio è Shine sviluppata dall’americana JouleBug, e che si basa sulla proposta periodica di sfide volta a diffondere pratiche eco-sostenibili, come l’uso di borracce in alluminio anziché bottiglie di plastica. La parte più bella è che lo fa divertendo, grazie a una forte componente social. Anche in Italia ci sono esempi virtuosi, come Pin Bike. Creato dalla start-up pugliese FB Innovation, si tratta di un kit associato all’omonima app per rendere smart e vantaggioso andare in bicicletta.

Che sia passato, presente o futuro, il mondo è in pericolo. Anche quando si pensa di staccare la spina tramite i videogiochi, in realtà l’inquinamento ambientale resta un tema costante. Oggi voltarsi dall’altra parte, facendo finta che nulla stia cambiando, non è più possibile.