Opinioni
26 Novembre 2019
11:34

Pokémon Spada e Scudo restano sospesi tra passato e futuro, tra gioia e delusione dei fan

Pokémon Spada e Scudo ha finalmente fatto il suo debutto nel mercato. L’esperienza che ne viene fuori resta però sospesa tra passato e futuro, ancorata alla narrazione e resa tecnica tipica del franchise, e allo stesso tempo proiettata verso il competitivo e l’online tramite meccaniche più immediate. Una mancata rivoluzione che nonostante tutto prende e coinvolge.
A cura di Lorena Rao

Attorno a Pokémon Spada e Scudo ce n’era di curiosità. I due capitoli non solo avrebbero inaugurato l’ottava generazione di Pokémon, ma sarebbero stati i primi canonici del franchise – nato nel 1996 dalla mente di Satoshi Tajiri – ad approdare (anche) in forma casalinga, in quanto esclusiva di Nintendo Switch: l’ibridismo che caratterizza la console avrebbe consentito di fruire di un’esperienza – divenuta oramai storica per le piattaforme portatili come GameBoy, Nintendo DS, ecc – per la prima volta anche sulla tv di casa, con pad alla mano. Eppure a pochi giorni dall’uscita, avvenuta lo scorso 15 novembre, Pokémon Spada e Scudo sono stati oggetto di furiose critiche da parte dei fan, alcuni giunti persino a minacciare il game director Junichi Masuda, per le limitazioni e le promesse non mantenute da parte della casa di sviluppo giapponese Game Freak. A una settimana dal loro approdo sul mercato, Pokémon Spada e Scudo continuano a spaccare a metà la community di appassionati, a causa delle novità che però poco incidono su quello che sarebbe dovuta essere una rivoluzione per un franchise con più di vent’anni sulle spalle.

La regione di Galar

Un giovane allenatore (ormai da un po’ di anni presente anche in versione femminile) si avventura tramite un pretesto in una particolare regione per catturare gli originali mostriciattoli ed essere il campione della Lega Pokémon. Questo è il tradizionale incipit della serie, Pokémon Spada e Scudo inclusi. A differenza però del classico Professore, a darci il benvenuto nella nuova regione di Galar è la Professoressa Flora, interessata a studiare la leggenda della Notte Oscura e a comprendere il fenomeno delle Dynamax. Due elementi che si ricollegano ai due pilastri fondanti della serie, vale a dire il contesto e le lotte tra pokémon. Nel primo caso, la nostra avventura nasce dalla visita nella nostra città di Dandel, il portentoso campione della Lega Pokémon, nonché fratello maggiore del nostro migliore amico Hop. Insieme a lui cominciamo un viaggio tra le cittadine di Galar, una regione che rimanda alla Gran Bretagna arturiana, ma anche a quella industriale, rurale e portuale. Una varietà architettonica e stilistica che riesce a stupire, nonostante il livello grafico sia molto sottotono rispetto agli standard attuali. Galar è una regione con una propria storia, retta sulla leggenda di due misteriosi guerrieri che l’hanno salvata dalla Notte Oscura. C’entrano forse i due pokémon leggendari presenti sulla copertina di gioco, Zacian e Zamazenta?

Le diverse cittadine, da scoprire con i loro negozi, gli eccentrici abitanti e i Capi Palestra, ci portano a conoscere una sequela di personaggi, come Sonia, nipote della Professoressa Flora, con la quale collabora per portare luce sulla leggenda della Notte Oscura; Beet, un allenatore che dietro al modo di fare snob, nasconde un passato infelice; Mary, altra ambiziosa allenatrice, supportata dall’irriverente Team Yell; e il già citato Hop, amico/nemico attraverso cui crescere insieme durante il tortuoso percorso per diventare il migliore allenatore pokémon della regione. Personaggi dunque sfaccettati, ma solo in superficie: i dialoghi (non doppiati) si susseguono con semplicità, privi di quell’alone di fascino presente in alcuni dei capitoli precedenti. Ciò in parte deriva dalla natura stessa di Pokémon Spada e Scudo, che inaugura alcune novità rivolte più verso il lato ludico-competitivo che sulla maturazione di storia, personaggi e ambientazioni, così da rivolgersi a un pubblico eterogeneo. Da una parte vi sono infatti i neofiti – per lo più giovani e provenienti dal successo di Pokémon GO, dall’altra i veterani della serie, la cui grossa fetta è composta da over 30, e per questo più critica nei confronti dell’ottava generazione.

Tra Terre Selvagge e Pokécampeggi

Tra gli elementi di spicco di Spada e Scudo vi sono le Terre Selvagge, ovvero spazi aperti, con condizioni atmosferiche in costante mutamento, dove poter allenare la nostra squadra pokémon, catturarne di nuovi  (per un totale di 400) a seconda del clima e, soprattutto, partecipare ai Raid Dynamax. I prati alti, le fonti d’acqua e gli alberi delle lande di Galar nascondono miriadi di pokémon, finalmente visibili su schermo, evitandoci la trafila degli incontri casuali dei precedenti capitoli. Tuttavia, l’esplorazione delle Terre Selvagge non avviene in maniera spensierata, dato che possiamo incorrere in pokémon avversari di 15-20 livelli superiori ai nostri, impossibili da catturare se non si ha il numero adeguato di medaglie conquistate dai Capi Palestra di Galar, che in totale sono otto. Non solo: le diverse condizioni atmosferiche influenzano le tipologie di creature che possiamo incontrare. Niente paura però, perché possiamo tranquillamente evitarli, se non addirittura seminarli: capiterà di camminare vicini a un pokémon, il quale incuriosito ci inseguirà dando inizio al combattimento.

In generale il gameplay appare decisamente snellito, rendendo le numerose meccaniche più immediate: se prima bisognava andare al Centro Pokémon in città per cambiare membri della squadra e curarli, in Spada e Scudo basta aprire il menù per organizzarsi il box personale nel primo caso, e cucinare e giocare tramite il Pokécampeggio nel secondo. Il susseguirsi di lotte tra allenatori incontrati nei Percorsi attorno le città viene reso più fluido, meno difficoltoso, andando a inserirsi in quella linearità che colpisce trama e ambientazione. Se però dal punto di vista narrativo non è positiva, lo è decisamente invece in termini di intrattenimento e progressione del gioco. Vero è che è questa semplificazione delle meccaniche di gioco va ad intaccare una componente tipica della serie, ovvero l’esplorazione. Questa è relegata principalmente alle città, mentre nei Percorsi e nelle Terre Selvagge si riduce a catture e scontri contro altri allenatori, in quanto non vi sono più aree colme di segreti come grotte celate, torri infestate, rovine di edifici, e tutti quei luoghi misteriosi così tipici della serie.

Cosa sono le Dynamax e le Gigamax

Una scelta che ribadisce come Pokémon Spada e Scudo guardi più al combattimento competitivo che all’esperienza classica della serie. Ed è qui che entrano in gioco le Dynamax e le Gigamax. Si tratta di due particolari opzioni che trasformano i nostri mostriciattoli in creature gigantesche, tramite l’uso di uno speciale polsino che ci viene dato in dotazione nelle fasi iniziali del gioco. Se però nel caso delle Gigamax i pokémon a cui sono riservate hanno tecniche specifiche e un aspetto estetico mutato, le Dynmax implicano attacchi generici a seconda del tipo (acqua, fuoco, erba, gelo e così via). Tale forma, che dura solo tre turni per scontro, è utile sia contro i Capi Palestra, sia nei Raid Dynamax. Nelle Terre Selvagge possiamo notare dei raggi di luce rossastri che si innalzano nel cielo, attraverso cui accumulare l’elettricità richiesta per partecipare a un Raid con altri tre allenatori contro un pokémon versione Dynamax. Per giungere alla vittoria bisogna soddisfare alcuni parametri, come vincere entro dieci turni. Al termine del combattimento, in caso di successo si avrà un ghiotto bottino. La forte vena competitiva è evidente anche nello spazio riservato agli scontri online con altri giocatori, tra Lotte Competitive, Gare Online e Lotte Amichevoli. Il migliore della seconda categoria potrà ambire a partecipare ai Campionati Mondiali di Pokémon Spada e Scudo. Per scontrarsi in queste differenti modalità, bisogna essere abbonati al servizio online di Nintendo.

Infine occorre parlare dello stile. Nonostante la varietà delle ambientazioni di Galar – la cui massima riuscita è evidente nella città -, e un design dei personaggi davvero piacevole e colorato, le Terre Selvagge e i Percorsi danno un’idea di vuoto. Alla poca presenza di elementi su schermo, si aggiungono limiti tecnici, come cali di frame rate, effetto pop-up con pokémon che appaiono solo quando siamo vicino ad essi, e una resa grafica sotto gli standard delle altre produzioni Nintendo. L’esperienza in questo senso non viene inficiata, ma i giocatori veterani noteranno queste lacune. Discorso diverso bisogna fare per la colonna sonora, davvero riuscita, che ripropone le melodie classiche della serie in nuovi toni: brit-pop, brit-rock, musica celtica ed elettronica si mischiano perfettamente a seconda delle situazioni.

Tutti i vari elementi, come ambientazione, gameplay e stile, lasciano trasparire l’anima divisa di Pokémon Spada e Scudo. Da una parte il franchise si innova attraverso meccaniche di gioco più snelle e innovative, e uno stile sapientemente mischiato sia in dal punto di vista visivo che soprattutto uditivo. Tuttavia la poca profondità di personaggi, dialoghi e atmosfera, unita all’attenuazione di alcune caratteristiche tipiche della serie (in primis l’esplorazione), e alla resa tecnica non adatta ai tempi attuali, rende Pokémon Spada e Scudo due titoli a metà, timorosi da una parte di fare la rivoluzione ipotizzata dai fan attraverso una maturazione narrativa e tecnica, ma dall’altra inserisce novità che guardano all’espansione del pubblico, tramite uno spazio maggiore riservato al competitivo e alla lotta vera e propria. Una via di mezzo tra passato e futuro che rischia di scontentare inevitabilmente parte degli utenti, divisi anch’essi tra vecchio e nuovo. La cosa però incredibile del franchise Pokémon è la sua capacità di coinvolgere, di divertire, intrattenere, far rivivere nostalgia, andando oltre qualsiasi secolare difetto. Pokémon Spada e Scudo ce lo dimostrano ancora una volta.

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