Opinioni
20 Aprile 2016
18:14

4 (falsi) pregiudizi sul 3D al cinema

Fin dal suo arrivo sul mercato la tecnologia 3D ha fatto parlare molto di sé, nel bene e nel male. E, alla fine, da molti le tre dimensioni vengono viste come un qualcosa di superfluo, eccessivo e persino fastidioso. Ecco quattro pregiudizi su questa tecnologia che, nel 2016, non valgono più.
A cura di Marco Paretti

Fin dal suo arrivo sul mercato, la tecnologia 3D ha fatto parlare molto di sé. Sia per il suo aspetto innovativo e immersivo che per quelle che sono sempre state considerate come "controindicazioni" del suo utilizzo. Così, da una grossa fetta di pubblico, le tre dimensioni vengono viste come un qualcosa di superfluo, eccessivo e persino fastidioso. Complice anche uno sbarco nelle sale di tutto il mondo che secondo molti è stato piuttosto traballante, anche a causa di una tecnologia al tempo acerba e spesso spinta un po' troppo oltre il limite. Tanto da creare dei pregiudizi che tuttora allontanano gli spettatori dalle visioni tridimensionali. Ma è davvero ancora così? Non secondo RealD, l'azienda che ad oggi mantiene la fetta più grande del mercato del 3D – si parla del 60 percento a livello globale – e che ha avviato una campagna di sensibilizzazione all'interno delle scuole italiane. Ecco quattro pregiudizi su questa tecnologia che, nel 2016, non valgono più.

1. Gli occhiali sono scomodi

Fastidiosi, pesanti e scomodi. Alcuni dei primi occhiali erano davvero poco sostenibili (letteralmente) per due ore di film. A causare il fastidio era soprattutto il fatto di sfruttare un sistema 3D "attivo" che, quindi, richiedeva l'inserimento di alcuni componenti all'interno degli occhiali, con conseguente pesantezza generale del dispositivo. Sebbene questa tipologia di proiezione sia tuttora attiva in molti cinema, quelli più avanzati hanno cominciato a preferire il 3D "passivo", cioè quello che sfrutta semplici (e leggeri) occhiali di plastica usa e getta. RealD, per esempio, li propone in varianti per bambini e a clip, consentendo quindi di applicarli ad un paio di occhiali da vista.

2. I colori sono più spenti

Colori spenti e immagini poco decifrabili? Un ricordo del passato e (purtroppo) di alcune sale non aggiornatissime: le proiezioni di basso livello rispecchiano l'utilizzo di un impianto di proiezione non all'avanguardia, se non decisamente obsoleto. Le ultime tecnologie, come la Precision White Screen, hanno ampliato gli angoli di visione e migliorato in modo decisivo l’uniformità al bordo dello schermo. In questo modo le immagini non perdono informazioni sul colore e risultano comunque nitide e comprensibili.

3. Le immagini sono scure

I risultati di una migliore efficienza dello schermo hanno un impatto anche sulla luminosità dell'immagine, da sempre considerata vero tallone d'Achille del 3D. Il risultato delle nuove tecnologie è un incremento del 40 percento di luce in più sul totale proveniente dallo schermo, offrendo una luminosità più uniforme e un’immagine più ricca per tutti i contenuti. Una svolta che rende le proiezioni anche più efficienti: è possibile utilizzare il 70 percento dell'emissione luminosa nominale per assicurare il mantenimento di un livello di luminosità necessario per presentazioni 3D di alta qualità nell'intero arco di vita utile della lampada.

4. Il 3D distoglie l'attenzione

Le immagini tridimensionali disturbano la visione del film? Ci fanno perdere parti importanti della storia? In realtà no, anzi. La visione tridimensionale – cioè quella che abbiamo in natura grazie ai nostri occhi – al cinema fa lavorare il nostro cervello in modo appropriato facendogli unire tutte le componenti dell’immagine; secondo un esperimento condotto da RealD, un film in 3D risulta essere molto più stimolante per il cervello e per l’attività cerebrale rispetto a uno in 2D, rendendo l’esperienza cinematografica più coinvolgente, avvincente ed emotivamente interessante per lo spettatore.

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