Opinioni
31 Ottobre 2016
17:39

5 cose che ci sono piaciute dell’Apple Watch Series 2

Dal fitness alle notifiche, abbiamo provato con mano l’Apple Watch Series 2 per un paio di settimane e queste sono le 5 cose che ci sono piaciute.
A cura di Marco Paretti

Ormai è un trend consolidato: la seconda versione dei prodotti Apple rappresenta tutto ciò che dovrebbero essere inizialmente le nuove proposte dell'azienda di Cupertino. È stato così con l'iPhone e con l'iPad ed è così anche con l'Apple Watch Series 2, la seconda versione dello smartwatch della mela disponibile da qualche settimana in tutto il mondo. Una proposta che ha provato con maggiore forza ad inserirsi nel campo del fitness senza per questo tralasciare le funzionalità basilari di uno smartwatch, ma anzi ampliandole sotto molti punti di vista. Abbiamo provato con mano l'Apple Watch Series 2 per un paio di settimane e queste sono le 5 cose che ci sono piaciute.

È resistente all'acqua

Il primo modello era resistente agli spruzzi, ma Apple sconsigliava di farci il bagno. Insomma, qualche goccia non gli faceva male, ma utilizzarlo per monitorare le proprie prestazioni in una piscina olimpionica era tutt'altra cosa. Con questa seconda versione, invece, Apple punta proprio a questo segmento: oltre ad aver potenziato tutto l'aspetto di monitoraggio dell'attività fisica, Apple ha introdotto la resistenza all'immersione fino a 50 metri. Un cambiamento fondamentale che viene peraltro accompagnato da nuovi programmi di allenamento pensati appositamente per la piscina e per il mare. Interessante, parlando di resistenza all'acqua, anche il metodo pensato dagli ingegneri della mela per espellere i liquidi dagli speaker audio: sfruttando un suono molto acuto, lo smartwatch "spinge" letteralmente fuori l'acqua dai fori orizzontali.

Ha un sensore GPS integrato

Altra novità fondamentale per l'aspetto dell'allenamento è l'integrazione di un sistema GPS direttamente nell'Apple Watch. Il primo modello, infatti, consentiva di monitorare passi e calorie senza doversi portare lo smartphone per, ad esempio, una corsa, mentre il secondo modello permette di tenere traccia anche del proprio percorso, che poi sarà sincronizzato insieme agli altri dati nel momento in cui si effettua la connessione con il proprio iPhone. Un elemento importante, soprattutto per chi non vuole o non può portarsi dietro costantemente il telefono durante le sessioni di allenamento. In questo modo l'Apple Watch diventa davvero indipendente: da un lato può registrare tutti gli elementi fondamentali della propria attività e dall'altro può fornire intrattenimento durante la stessa, grazie alla possibilità – già presente – di scaricare la musica direttamente nella memoria dello smartwatch, da ascoltare tramite cuffie bluetooth.

È pensato per il Fitness

Questi due elementi rendono l'Apple Watch Series 2 un vero gioiello per tutti gli appassionati del fitness, più di quanto lo fosse stato il primo modello, da molti considerato "monco" sotto diversi punti di vista. L'approccio in questo caso è chiaro: puntare a fare concorrenza ai sensori più blasonati, in particolare FitBit. Per questo l'introduzione della resistenza all'immersione e del modulo GPS giocano un ruolo fondamentale, nonostante siano caratterizzati da piccole limitazioni. Utilizzando il GPS senza smartphone, per esempio, l'allenamento potrà durare un massimo di circa 5 ore. Il resto delle funzioni resta quasi invariato: il sensore per il battito è lo stesso presente nel primo modello e l'attività viene rappresentata dagli ormai famosi tre anelli colorati che indicano calorie bruciate, ore di attività fisica e ore passate in piedi. A spingerci verso uno stile di vita più sano e rilassato ci pensa la nuova funzione Respirazione, che ci farà concentrare per un minuto sul nostro respiro per tranquillizzarci.

È pensato per la disabilità

Non per tutti il fitness è la stessa cosa. Nel proporre la seconda versione del suo smartwatch, Apple ha pensato anche a chi non può allenarsi come la maggior parte delle persone perché bloccato su una sedia a rotelle. Un approccio che coinvolge sia l'attività fisica che la normale vita quotidiana: se inizialmente i sensori erano calibrati per tenere traccia dei movimenti di una persona in grado di camminare, ora lo sono anche nel caso in cui il proprietario si trovi su una sedia a rotelle. Così gli anelli si completeranno anche spingendo la carrozzina, mentre l'avviso "Alzati in piedi" ricorda ora di spingere la sedia a rotelle. Inoltre, watchOS 3 introduce allenamenti specificatamente pensati per chi non può correre o andare in piscina. Un approccio interessante, che non molti sensori dedicati al fitness tengono in considerazione.

Lo smartwatch è ancora più completo

Abbiamo parlato del fitness, ma l'Apple Watch è anche e soprattutto uno smartwatch in grado di aiutarci in svariati ambiti della giornata. La seconda versione porta con sé un comparto hardware migliorato e più potente, supportato da un batteria leggermente più capiente che consente di mantenere invariato – se non migliorare – la durata di una carica completa. La differenza rispetto al primo modello si nota immediatamente: tutto è più reattivo, dall'apertura delle applicazioni alla pressione dei tasti, che nel primo modello mostrava qualche incertezza. Resta però un problema che dopo un anno va inevitabilmente analizzato: le applicazioni sono meno del previsto e, ad oggi, mancano realtà importanti come WhatsApp e Spotify. Un peccato, perché l'aumento delle prestazioni avrebbe portato ad una maggiore fruibilità dei software dedicati al piccolo schermo. Ora bisognerà capire se questo riuscito secondo modello convincerà gli sviluppatori indecisi a dedicarsi davvero allo sviluppo di app per Apple Watch.

Giornalista dal 2002 specializzato in nuove tecnologie, intrattenimento digitale e social media, con esperienze nella cronaca, nella produzione cinematografica e nella conduzione radiofonica. Caposervizio Innovazione di Fanpage.it.
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