Opinioni
27 Aprile 2018
15:00

Abbiamo provato Shadow of the Tomb Raider: 5 cose da sapere

Nel nuovo Shadow of the Tomb Raider Lara Croft diventa finalmente l’archeologia e avventuriera che era destinata a diventare. Lo abbiamo provato in anteprima a Londra: queste sono le 5 cose che dovete assolutamente sapere sulla nuova avventura di Lara.
A cura di Marco Paretti

Uno dei più grandi pregi della rinascita del brand Tomb Raider è quelli di aver consentito di rimodellare nuovamente uno dei personaggi più iconici del mondo videoludico, andando ad abbandonare la Lara Croft archeologa in favore di una Lara appena adolescente alle prese con le sue prime (forzate) avventure. Dell’evoluzione dell’avventuriera in questo senso abbiamo parlato più volte, sottolineando soprattutto la nuova umanità del personaggio, che proprio nel suo essere fragile e insicuro trovata le radici dei primi due episodi: Tomb Raider, dove Lara era la preda di forze decisamente più grandi di lei e Rise of the Tomb Raider dove invece diventava la predatrice, la scintilla di quello che sarebbe stato il futuro di Lara. Futuro che ora prende forma in Shadow of the Tomb Raider, il terzo episodio della saga che raggiunge un punto di svolta fondamentale: Lara è a tutti gli effetti pronta ad affrontare il mondo senza paure, prendendosi il ruolo di archeologa e avventuriera che le spetta di diritto. Lo abbiamo provato in anteprima a Londra: queste sono le 5 cose che dovete assolutamente sapere sulla nuova avventura di Lara.

La “nuova” Lara

L’elemento umano è diventato in poco tempo un punto fondamentale della rinascita di Lara. D’altronde il personaggio in sé rappresenta uno dei più iconici del mondo dei videogiochi, protagonista di capitoli leggendari ma anche di seguiti non proprio all’altezza del loro nome. Almeno fino al reboot realizzato per mano di Crystal Dynamics, che di fatto ha dato vita ad un personaggio davvero a tutto tondo partendo dalle sue origini e realizzando una serie che ha come tema principale proprio l’evoluzione caratteriale di Lara. Così dalla spaesata adolescente del primo Tomb Raider si è passati alla forza acerba di Rise of the Tomb Raider e, infine, alla piena presa di coscienza di Shadow of the Tomb Raider, dove Lara non si fa problemi ad uccidere, affrontare tombe mortali e a sfruttare tutto ciò che la circonda per assaltare i nemici.

L’ambientazione sudamericana

In questo un ruolo fondamentale lo gioca l’ambientazione, che gli stessi sviluppatori hanno definito come una sorta di “spalla” di Lara durante l’avventura. Il gioco prende il via in Sud America durante il Giorno dei Morti, ma presto si concentra sulla giungla, una location che non solo risulta particolarmente suggestiva, ma fornisce anche all’avventuriera nuovi metodi per contrastare il numero maggiore di nemici. Un esempio? Oltre a cespugli ed erba alta, ora ci si potrà nascondere anche schiacciandosi contro pareti ricoperte di rampicanti, per poi piombare sugli ignari nemici dalle spalle. Il tutto senza ovviamente dimenticare la verticalità di molti ambienti e le nuove possibilità di assalto dall’alto.

Le conseguenze della azioni di Lara

Ciò che il gioco mette subito in chiaro è che ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Questa tematica, che secondo gli sviluppatori fa parte del DNA di questo terzo capitolo, è prima di tutto un elemento chiave della trama, almeno da quel poco che abbiamo avuto modo di giocare. Durante i primi momenti dell’avventura, infatti, Lara decide di prendere un pugnale custodito all’interno di una tomba, provocando dapprima un enorme tsunami e avviando una serie di effetti a catena che, secondo il nuovo nemico rappresentato sempre dall’organizzazione della Trinità, porteranno all’apocalisse. Sarà quindi interessante vedere come gli sviluppatori decideranno di sviluppare ulteriormente questo aspetto: se da un lato Lara è diventata più consapevole della propria forza, dall’altro dovrà ora fare i conti con le conseguenze che le sue azioni comporteranno.

L’evoluzione delle tombe

Il reboot della saga ha sempre avuto un punto “debole”: le tombe. L’elemento che paradossalmente rappresenta più di tutti il brand, fino ad ora ha caratterizzato solo marginalmente i due episodi precedenti. Solo in Rise of the Tomb Raider si cominciava a tornare ad una esplorazione a tutti gli effetti delle tombe, ma è in Shadow of the Tomb Raider che questo elemento tornerà ai fasti di un tempo. Lo farà trasformando queste fasi in vere e proprie discese terrificanti verso la profondità della terra, un percorso disseminato di trappole mortali e indovinelli da risolvere. Tutti gli amanti di questo aspetto, quindi, potranno tirare un respiro di sollievo: presto Tomb Raider tornerà a rendere onore al suo nome.

È sempre Tomb Raider

La fase provata in anteprima e relativa ai primi momenti di gioco mette in chiaro una cosa: Shadow of the Tomb Raider resta comunque Tomb Raider. Quello nuovo si intende, fatto di diverse fasi e ritmi che proprio la prima ora di gioco snocciola davanti al giocatore. Si passa dalle fasi stealth dove non bisogna farsi scoprire ed è necessario usare abilmente arco e piccone fino a quelle più d’azione dove si utilizzano armi da fuoco, passando per la risoluzione di indovinelli, scalate e salti, fughe rocambolesche ed esplorazioni varie. In questo il terzo episodio non si discosta davvero molto da quelli che lo hanno preceduto, almeno da quanto provato in anteprima. Elemento che, però, potrà piacere o non piacere: questo dipende da voi. Shadow of the Tomb Raider uscirà per Xbox One, PlayStation 4 e PC il prossimo 14 settembre.

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