10 Luglio 2015
15:26

Acquisti online, per pagare basterà scattarsi un selfie

Forse avrete presto una scusa in più per scattarvi un selfie. È l’idea di Mastercard, che vuole introdurre un nuovo metodo di autenticazione per i pagamenti: scattarsi una fotografia al posto di inserire l’ormai obsoleta (?) password alfanumerica.
A cura di Marco Paretti

Forse avrete presto una scusa in più per scattarvi un selfie. È l'idea di Mastercard, che vuole introdurre un nuovo metodo di autenticazione per i pagamenti: scattarsi una fotografia al posto di inserire l'ormai obsoleta (?) password alfanumerica. Il concetto è semplice: l'applicazione, una volta scattata l'immagine, controlla che il volto raffigurato sia effettivamente quello appartenente all'intestatario del conto. Come? Grazie ad un algoritmo di riconoscimento facciale, simile a quelli che già caratterizzano soluzioni per lo sblocco di dispositivi tramite il riconoscimento del volto e che permettono di taggare automaticamente gli amici su Facebook.

“Le nuove generazioni, quelle che apprezzano i selfie, lo troveranno divertente” ha spiegato Ajay Bhalla, dirigente di Mastercard. "Saranno subito a loro agio con questa tecnologia". Dal punto di vista della privacy, il sistema risulta sicuro poiché non immagazzina la fotografia del vostro volto ma solo l'algoritmo in grado di riconoscere i vostri tratti. Peraltro la procedura ne impedisce l'utilizzo ad eventuali ladri poiché richiede che l'utente faccia l'occhiolino davanti alla telecamera per attivare il riconoscimento: insomma, un malintenzionato non può sottrarvi il telefono per poi scattarvi una foto di nascosto.

Attualmente la tecnologia è in fase di test limitato al quale stanno partecipando circa 500 clienti, ma l'azienda sta già pensando ad una sperimentazione più ampia che possa interessare più persone. Inoltre, Mastercard sta sperimentando con altre forme di identificazione: oltre a quella tramite impronta digitale e riconoscimento facciale, un possibile metodo per autorizzare le transazioni potrebbe essere quello legato al riconoscimento vocale. Oppure, come suggerisce un'azienda inglese, le future password potrebbero essere delle semplici emoji.

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