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Anche il governo australiano si unisce alla lista di paesi dubbiosi sull'operato di TikTok e lancia un'indagine sul servizio cinese e altre applicazioni asiatiche accusate di nascondere strumenti di spionaggio del governo cinese. Lo ha annunciato il Primo Ministro Scott Morrison, spiegando che le autorità stanno osservando TikTok da vicino e non si faranno problemi nel prendere provvedimenti contro l'applicazione se necessario. Una delle possibilità è che anche l'Australia decida di adottare una linea dura come quella statunitense, arrivando potenzialmente anche al ban dell'app.

L'indagine delle autorità australiane si concentrerà sulle possibili minacce alla sicurezza poste dalle aziende social come TikTok, tra cui rientrano anche software cinesi come WeChat e Weibo. Proprio come gli USA, anche l'Australia avanza quindi l'ipotesi che questi software siano in realtà strumenti con i quali il governo cinese può spiare i cittadini occidentali, un presupposto sui sui si sono basati il ban dell'app da parte del governo indiano e la continua escalation di tensione da parte dell'amministrazione Trump, che nelle prossime settimane deciderà se mettere al bando l'app negli USA.

"Contrariamente a quanto affermano alcuni reclami, è fondamentale comprendere che siamo indipendenti e non allineati a nessun governo, partito politico o ideologia" ha spiegato il General manager australiano di TikTok, Lee Hunter. "TikTok è un'azienda privata interessata nell'aiutare i nostri utenti a creare e condividere video creativi e divertenti". L'azienda ha specificato che i dati degli utenti australiani di TikTok sono immagazzinati in server posizionati a Singapore e negli Stati Uniti e che l'azienda non ha mai fornito questi dati al governo cinese. Nessun governo, spiega l'azienda, ha un "accesso speciale" ai dati degli utenti australiani.