18 Dicembre 2015
15:53

Attentati a Parigi, le autorità confermano: “WhatsApp e Telegram usati per comunicare”

Gli investigatori al lavoro sugli attacchi terroristici di Parigi hanno trovato prove che indicano l’utilizzo di applicazioni per la messaggistica come WhatsApp e Telegram da parte degli estremisti responsabili degli attentati.
A cura di Marco Paretti

Gli investigatori al lavoro sugli attacchi terroristici di Parigi hanno trovato prove che indicano l'utilizzo di applicazioni per la messaggistica come WhatsApp e Telegram da parte degli estremisti responsabili degli attentati. Lo rivela la CNN, citando fonti vicine alle autorità. Per la prima volta, quindi, gli investigatori hanno puntato il dito contro queste applicazioni durante indagini per terrorismo, specificando che i responsabili hanno utilizzato app come WhatsApp e Telegram per comunicare tra loro e pianificare gli attacchi. Una scelta che probabilmente ha a che vedere con i forti mezzi di protezione che rendono difficile l'intercettazione dei messaggi anche da parte dei governi.

In precedenza le autorità si erano limitate a specificare che nelle scene del crimine venivano ritrovati cellulari con installate queste applicazioni, ma non avevano mai confermato un loro reale utilizzo nel corso della progettazione degli attacchi. Ora, invece, gli agenti hanno confermato che questi software sono stati sfruttati per comunicare prima dell'azione, ma anche che i contenuti dei messaggi scambiati potrebbero non essere mai rinvenuti proprio a causa dei sistemi di crittografia utilizzati dalle applicazioni. Le indagini sono comunque tuttora in corso e prevedono un particolare focus su questi mezzi di comunicazione.

Durante le perquisizioni gli agenti sono riusciti a recuperare alcune delle comunicazioni non criptate presenti in almeno uno degli smartphone individuati nel corso delle operazioni, scoprendo che i terroristi hanno cambiato più volte SIM per cercare di eludere la sorveglianza. "L'utilizzo dei sistemi di crittografia è al centro delle operazioni dei terroristi" aveva commentato il direttore dell'FBI James Comey. Il ritrovamento di prove a supporto di questa tesi consoliderà la richiesta da parte dei governi di avere accesso alle informazioni scambiate attraverso queste applicazioni. Come già emerso dopo i caso della sparatoria che ha coinvolto una gara di disegno sul Profeta Maometto, preceduta da uno scambio di 109 messaggi tra il responsabile e un membro dell'Isis.

A gennaio forti pressioni nei confronti di queste realtà sono arrivate anche da David Cameron, Primo Ministro inglese, che ha minacciato di vietare WhatsApp, Snapchat, Telegram e tutti i servizi di messaggistica istantanea dotati di crittografia end-to-end a meno che non permettano alle forze dell'ordine di accedere ai dati. Una crociata quasi impossibile vista la natura stessa del sistema, ma che Cameron è deciso a portare avanti. “L'intrusione nei messaggi privati non potrà avvenire a meno che il Segretario di Stato per gli Affari Interni non firmi personalmente un mandato” ha spiegato Cameron. “Per salvaguardare questo potere potenzialmente intrusivo abbiamo un sistema migliore di molti altri paesi”.

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