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Stati Uniti contro Huawei

Ban Huawei, tra un mese l’azienda non avrà più chip per i suoi smartphone

Il numero uno di Huawei ha annunciato che il 15 settembre terminerà la produzione dei chip Kirin, che da anni rappresentano uno degli ingredienti alla base del successo degli smartphone del gruppo cinese. La causa sono le limitazioni imposte dal governo statunitense ai commerci di Huawei con i partner statunitensi e occidentali.
A cura di Lorenzo Longhitano
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Le limitazioni imposte dal governo statunitense ai commerci di Huawei con i partner statunitensi e occidentali avranno presto una nuova, significativa conseguenza: l'interruzione nelle operazioni di produzione di chip da parte dell'azienda. Ad annunciarlo è stata la stessa Huawei, anticipando che già a partire da metà settembre metterà il punto finale alla produzione dei suoi processori della serie Kirin.

I chip impiegati da Huawei nei suoi prodotti — ha ricordato il numero uno del gruppo Richard Yu — sono realizzati da aziende che impiegano anche tecnologia statunitense. E dal momento che le limitazioni imposte dall'amministrazione Trump colpiscono a cascata tutti i soggetti che collaborano con Huawei, anche quelli che fino a pochi mesi fa erano partner strategici dell'azienda cinese hanno forzatamente e progressivamente iniziato a tirarsi indietro dalle collaborazioni con il gruppo.

Tra le aziende coinvolte c'è la statunitense Qualcomm, che progetta componenti fondamentali all'interno dei telefoni e delle apparecchiature del gruppo; soprattutto però c'è Tsmc — con sede a Taiwan — l'unica azienda dedita alla produzione di semiconduttori capace di fabbricare molti dei chip più avanzati ideati dagli ingegneri Huawei. Oltre a dover rinunciare ai software realizzati da Google e da altre aziende statunitensi, Huawei dovrà dunque interrompere la produzione dei processori della serie Kirin, con conseguenze imprevedibili per il suo business in ambito smartphone.

In realtà, nonostante le limitazioni statunitensi, in questi mesi gli smartphone Huawei hanno continuato a vendere molto bene in Cina, dove i servizi Google e delle aziende occidentali non sono richiesti dal pubblico. Gli affari in patria anzi sono andati talmente bene da controbilanciare le perdite in occidente e far comunque finire per la prima volta la società al primo posto tra i produttori mondiali di smartphone. I chip che Huawei non può più reperire non possono però essere sostituiti, o almeno non senza un impatto sul funzionamento e sulle prestazioni dei dispositivi. Huawei Mate 40 — il prossimo smartphone di punta del produttore cinese previsto per questo autunno — potrebbe dunque essere l'ultimo con a bordo i chip di fascia alta progettati direttamente dall'azienda.

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