28 Dicembre 2015
14:01

Bancarelle 2.0, la merce contraffatta ora si vende con un’applicazione

Dalle bancarelle ai siti di e-commerce e da questi ultimi alle applicazioni. Il mercato del falso macina miliardi di dollari ogni anno anche grazie alla rete e alle sue soluzioni. Come Shpock, un’applicazione per rivendere prodotti usati che viene utilizzata per smerciare pubblicamente merce contraffatta.
A cura di Marco Paretti

Chiunque, almeno una volta nella vita, si è ritrovato in mano merce contraffatta. Che vengano acquistati volontariamente o in buona fede, i prodotti falsi hanno sempre goduto di un grande mercato anche in virtù del prezzo contenuto rispetto a quello della merce vera. E così copie di borse, cappotti, occhiali, scarpe e molti altri accessori hanno letteralmente invaso le case degli italiani. Merito non solo dei venditori ambulanti, ma soprattutto delle cosiddette bancarelle 2.0: il web e i suoi infiniti siti di e-commerce che smerciano merce contraffatta spacciandola per vera. Un approccio che proprio nella rete ha trovato uno strumento efficiente per proporre i prodotti a basso costo, giustificandone lo "sconto" con il fatto che su internet, si sa, costa tutto di meno.

In questo caso, però, spesso si parla di vere e proprie truffe ai danni degli utenti – ignari e anche un po' boccaloni – che si lasciano convincere dall'aspetto simile a quello del prodotto vero e da un prezzo nettamente più basso. Dai portali di e-commerce si è poi passati alle applicazioni; delle vetrine pubbliche attraverso le quali vendere qualsiasi tipo di oggetto che non ci interessa più. O, appunto, i prodotti falsi. È questo il caso di Shpock, un'applicazione che si propone come il "mercatino delle belle cose" nel quale mettere facilmente in vendita i propri oggetti.

L'impostazione è piuttosto intuitiva: si selezionano categoria e distanza della ricerca per poi trovarsi di fronte ad un griglia che mostra tutti i prodotti disponibili. Anche la fase d'acquisto è semplice: si invia una contro-proposta e si attende la conferma del venditore, per poi procedere al pagamento e alla spedizione o consegna a mano. Si va da biciclette a stampanti, da libri a lampade, fino ad automobili e cucine; quello che subito salta agli occhi è la presenza di molti oggetti che probabilmente vengono messi in vendita perché inutilizzati, come da tradizione per i classici mercatini. Basta però fare qualche ricerca in più per accorgersi che anche la parte dedicata all'abbigliamento e agli accessori è piuttosto fiorente, con diverse offerte relative a borse, vestiti, sciarpe e scarpe di lusso vendute a prezzi piuttosto contenuti. Solo perché usate? Non proprio.

Basta guardare l'annuncio (cliccatissimo) di una borsa Armani in vernice, il cui prezzo di listino si aggira intorno ai 150 euro. Su Shpock viene venduta a 42 euro, circa un terzo del suo prezzo originale. Il segreto lo svela Mariagrazia, la stessa venditrice: ad una richiesta riguardante l'originalità del prodotto risponde subito spiegando che "è merce parallela". Cioè contraffatta, al pari dei prodotti che troviamo sulle bancarelle dei venditori abusivi. Qui, però, la vendita è svolta alla luce del sole, con nome e contatti in piena vista nonostante si tratti di merce illegale. Cliccando sulla foto di Mariagrazia si accede al suo profilo, dove sono presenti altri prodotti in vendita. Come della scarpe Adidas da circa 100 euro, qui vendute a 40 euro. Anche in questo caso, conferma la venditrice, si tratta di merce contraffatta. "Vendo anche borse, borsellini e cinture femminili" si affretta a specificare nei commenti.

Mariagrazia è solo una delle venditrici di prodotti falsi all'interno dell'applicazione, che va ad alimentare un mercato già ricchissimo. Quello del falso è un settore che ogni anno gode di un giro d'affari di 500 miliardi di dollari secondo la World Custom Organization, l'organo che rappresenta 179 amministrazioni doganali in tutto il mondo e persegue l’obiettivo di stimolare la crescita del legittimo commercio internazionale. Cifre da capogiro che in gran parte finiscono nelle tasche delle organizzazioni criminali responsabili della creazione e della distribuzione della merce contraffatta. Ma anche nei portafogli di chi si è reinventato piccolo imprenditore, ordinando la merce dalla Cina e rivendendola a chi ne fa richiesta. In questo il web si è rivelato un grosso canale di vendita in grado di raggiungere milioni di persone velocemente, molto più di quanto potessero fare le bancarelle sulle strade. Se siete tentati dai prezzi, però, dovete mettere in conto anche i rischi: chi acquista merce illegale rischia una multa dai 100 ai 7 mila euro.

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