16 Dicembre 2011
17:50

Bradley Manning rischia l’ergastolo: dopo mesi di isolamento, comincia il processo

Per la prima volta in seguito all’arresto, avvenuto in Iraq nel maggio del 2010, Bradley Manning comparirà in pubblico per affrontare l’inizio del procedimento probatorio che potrebbe portarlo davanti alla corte marziale, chiamata a giudicarne la colpevolezza riguardo la perdita di centinaia di migliaia di documenti contenti “segreti di stato degli Stati Uniti” a vantaggio di Wikileaks.
A cura di Anna Coluccino

Ventitre capi d'accusa e un dispiego di forze di sicurezza involontariamente comico faranno da cornice all'avvio del processo a Bradley Manning, giovane militare statunitense accusato di essere il diretto responsabile della fuga di notizie che ha colpito l'esercito statunitense a beneficio di Wikileaks e Julian Assange.

Il procedimento contro Manning comincia oggi con l'analisi dell'impianto accusatorio. Se l'impianto verrà ritenuto consistente, verrà istituita un'apposita Corte Marziale e si darà avvio al processo, altrimenti il caso verà dismesso.

Domani Bradley Manning compie 24 anni. Gran parte del mondo gli si stringe intorno in segno di solidarietà.

Oltre alle organizzazioni nate precisamente allo scopo di sostenerne la causa, infatti, molti tra i principali quotidiani del mondo sono pronti a seguire l'evento in ogni sua evoluzione: dopo aver sostenuto le ragioni di Assange e Wikileaks, sosterranno quelle del giovane soldato, tanto che a partire da oggi gran parte delle maggiori testate mondiali si occuperanno di seguire il processo sul posto: a Fort Meade, nel Maryland.

L'intento dell'accusa è quello di presentare l'imputato Manning come potenzialmente pericoloso, e perciò soggetto a severissimi e plurimi controlli di sicurezza. È probabile che dietro questa parata si celi anche il tentativo di dare giustificazione preventiva ai molti che denunciano le torture subite da Manning nei vari mesi di prigionia, ma conclusioni del genere albergano nel regno della speculazione e non possono appartenere all'universo delle certezze.

Ed è di certezze assolute che un processo degno di questo nome ha bisogno. Sempre.

Quel che è certo riguardo il trattamento subito da Manning è che, nell'arco dei ben 19 mesi di reclusione trascorsi presso la base dei Marines a Quantico,Virginia, il giovane Bradley è stato tenuto in totale isolamento, costretto a vivere e dormire con indosso soltanto un grembiule "anti-suicidio", e che in seguito alle proteste del suo avvocato è stato trasferito nella nuova prigione di Fort Leavenworth, Kansans, dove le cose sono andate meglio.

Quel che è certo è che Manning viene accusato di:

    • aver fornito a Wikileaks circa 250.000 documenti segreti relativi all’Afghanistan all’Iraq;
    • aver riportato comunicazioni riservate tra le ambasciate degli Stati Uniti sparse nei vari paesi del globo;
    •  aver diffuso un video in cui si vede, dall'interno dell'abitacolo, un elicottero militare in Iraq aprire il fuoco su un gruppo di civili (tra cui si trovavano due dipendenti dell’agenzia Reuters, uno dei quali assassianto).

Il tutto viene riassunto nella formulazione del più grave dei capi d'accusi lanciati all'indirizzo di Manning: "ha ceduto al nemico informazioni riservate, seppure per via indiretta".

In che modo la consegna all'opinione pubblica di file  che comprovano i molti crimini commessi dall'esercito statunitense (perché Wikileaks non è nient'altro che un megafono informativo con il vezzo della verità e difficilmente può esser vista come un'organizzazione militare nemica)  possa essere considerata "cessione di informazioni strategiche consegnate al nemico" sarà compito dell'accusa spiegarlo.

Quel che è certo è che Manning non ha commesso errori dal punto di vista umano, anzi. E se ne ha commessi dal punto di vista "regolamentare" in quanto membro di un'organizzazione che ha un suo codice di condotta, allora si dovrà discutere del se non sia opportuno prevedere che un uomo -anche se militare-  possa pur sempre godere del diritto ad obiettare secondo coscienza. L'avvocato di Bradley, Jeff Paterson, infatti afferma: "Lotteremo per annullare i capi d'accusa contro Manning. Ma se davvero è stato una delle fonti di Wikileaks, allora Bradley è un eroe. E rappresenta il più importante informatore in interi decenni di storia".

Quel che è certo è che il processo al giovane non sarà un facile, per nessuno, né dal punto di vista della procedura giuridica né dal punto di vista dell'etica.

Da un lato ci sono la giustizia militare e l'establishment politico statunitense.

Esercito e governo dovranno fare i conti con quanti, da mesi, chiedono a gran voce la liberazione del soldato in nome del principio, difficilmente contestabile, secondo cui l'atto di pubblicizzazione di un crimine non può essere considerato crimine a sua volta, neppure se a compierlo è un militare, neppure se nel suo "codice di corporazione" il segreto dovrebbe essere considerato un valore, un dovere morale. Perché è di verità che si parla, e di vite umane spezzate, e dell'individuazione della responsabilità oggettiva e politica degli eccidi perpetrati dall'esercito statunitense fuori da ogni regola o trattato. Se è vero che -da un certo punto di vista- Manning ha "tradito i suoi commilitoni", non si può individuare nel giovane Bradley un traditore della patria e, nel clima politico che sta attraversando il mondo, sarà molto difficile far passare un'idea diversa da questa.

Dall'altro lato c'è un giovane ventiquattrenne, Wikileask, Julian Assange e tutti i loro sostenitori.

Sebbene la pena di morte, a giudicare da quanto affermato dall'accusa, sia fuori discussione, Manning rischia comunque l'ergastolo senza alcuna opportunità di alleggerimento futuro della pena, e se consideriamo che si tratta del più grande caso di fuga di segreti di stato dell'intera storia statunitense la prospettiva dell'ergastolo non appare poi così remota.

Se Manning dovesse arrivare davanti alla Corte Marziale, nonostante i molti attestati di solidarietà da parte dei cittadini del mondo, l'esercito si troverà di fronte a un problema di complessa risoluzione. La giustizia militare, infatti, sa essere dura come nessuno nei confronti chi si ribella al suo codice di condotta. È questo il modo in cui tiene alto il livello di disciplina e obbedienza. La punizione esemplare fa parte del DNA militare e difficilmente la società civile, per quanto rumorosa, può arrivare a influenzare il giudizio di una corte marziale. L'unica forza che può far pressione perché la condanna sia "lieve" o addirittura assente è il potere politico che, invece, può essere influenzato da una forte e matura opinione pubblica.

Ora, se è vero che all'epoca dei fatti Obama e i suoi si mostrarono categorici nel condannare Assange e chiunque lo avesse aiutato, c'è da considerare che, nel giro di un anno, molte cose sono cambiate, e l'accanimento contro Manning potrebbe essere strategicamente controproducente se l'obiettivo della Casa Bianca è quello preservare le simpatie dei liber democratici.

Dal punto di vista tecnico, l'udienza preliminare durerà circa una settimana e avrà il compito di stabilire se le prove a carico di Manning siano sufficienti perché si proceda alla vera e propria costituzione di una Corte Marziale che giudichi il caso, o se l'impianto probatorio sia troppo debole perché venga istituito un processo.

Accusa e difesa saranno chiamate a presentare tutto ciò che è in loro possesso, il che significa che appare decisamente plausibile uno scenario in cui si palesino nuovi e inediti dettagli circa il modus operandi di Wikileaks e, in generale, riguardo le informazioni di cui Assange è entrato in possesso.

Secondo il docente di giustizia militare presso la Yale University Eugene R. Fidell "questo è uno dei casi militari più interessanti degli ultimi 20 anni" perché "incrocia la tecnologia avanzata che consente di mettere a nudo sul Web un enorme carico di segreti con un semplice colpo del mouse, e la cultura all'epoca di Facebook, in cui nulla resta segreto a lungo".

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