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Chi possiede Huawei? Una domanda semplice a cui è difficile rispondere

Huawei, colosso tecnologico cinese fondato a Shenzhen nel 1987, è oggi uno dei leader del mercato degli smartphone e sulla buona strada per diventare il primo produttore al mondo. Ma chi è il proprietario di questo colosso se il fondatore, Ren Zhengfei, possiede solo l’1 percento?
A cura di Francesco Russo
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Huawei, colosso tecnologico cinese fondato a Shenzhen (Guangdong, provincia sulla costa meridionale della Cina) nel 1987, è oggi uno dei leader del mercato degli smartphone e sulla buona strada per diventare il primo produttore al mondo. Numeri come oltre 60 milioni di smartphone venduti al mondo e quasi 30 miliardi di dollari di fatturato, solo nell'ultimo trimestre dello scorso anno, danno la misura delle dimensioni di questa azienda cinese che in pochi anni è riuscita a competere con storici brand tecnologici e ad imporsi anche sui mercati occidentali. L'intento di Huawei era quello di imporsi come azienda all'avanguardia e, soprattutto, affidabile, due ingredienti che le hanno permesso di raggiungere risultati straordinari in Europa e non solo. Ma c'è ancora una domanda abbastanza semplice a cui, ancora oggi, risulta difficile rispondere: "Chi possiede Huawei?".

Cercare di comprendere meglio chi gestisce il colosso cinese Huawei, qual è il management, come è strutturato o semplicemente chi è il proprietario di Huawei, sono tutte domande che al momento, per quanto semplici, trovano difficile risposta. Sono diversi i media che, attraverso ricerche e ricostruzioni, hanno tentato di dare una risposta a questa complessa questione. L'ultima occasione è stata proprio offerta da Huawei in un incontro tra la stampa e Jiang Xisheng, segretario generale del consiglio di amministrazione di Huawei, per cercare di tracciare un quadro più netto rispetto alla domanda, "Chi possiede oggi Huawei?". L'incontro si è reso necessario anche per via di un rapporto di due ricercatori che sostengono che Huawei su questo punto si è sempre comportata in modo fuorviante nonostante le molte accuse che dietro al colosso ci siano interferenze da parte del governo cinese.

Intanto bisogna partire da una considerazione molto chiara e cioè che Huawei si definisce come un'azienda "collettiva" di proprietà dei suoi dipendenti. Una forma atipica, per la verità, anche perché in oltre 30 anni di esistenza l'azienda non ha mai venduto al pubblico azioni. La spiegazione che ha dato Xisheng durante l'incontro non è molto diversa: ha sostenuto, infatti, che Huawei è sostenuta da un "sindacato". Huawei vuole quindi sottolineare il fatto che l'azienda appartiene ai propri dipendenti e che non vi sono gruppi di persone esterne, comprese quelle che fanno riferimento al governo cinese, che possiedono azioni.

Durante l'incontro, Jiang Xisheng ha voluto mostrare ai presenti il "grande libro blu", un testo composto da ben 10 volumi all'interno dei quali si sono scritti tutti i nomi dei dipendenti e che non vi è ombra del governo cinese. Ma anche questo elemento presenta dei nodi da sciogliere.

Il tema legato alla proprietà di Huawei è prepotentemente tornato agli onori della cronaca dopo che gli Usa hanno cominciato ad attaccare il colosso cinese sull'altro ramo del business, ossia le tecnologie di telecomunicazione di ultima generazione come il 5G, sostenendo che attraverso queste infrastrutture il colosso cinese abbia intenzione di attivare programmi di spionaggio. Un contrasto che ha finito per coinvolgere anche il mercato europeo, senza però gravi contraccolpi, almeno per il momento. Nei giorni scorsi il Regno Unito ha invece stretto un accorso con Huawei proprio per quanto riguarda il 5G. Il braccio di ferro tra gli Usa e Huawei si è inasprito nei mesi scorsi con l'arresto di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria del colosso cinese, avvenuto in Canada. Arresto che ha non poco reso ancora più complicate le relazioni tra Usa e Cina, già incandescenti per via della guerra dei dazi che l'amministrazione Trump ha scatenato contro la Cina, e non solo.

ren zhengfei
Ren Zhengfei

Volendo tirare le fila circa la proprietà di Huawei Technologies, si scopre che l'azienda è un mano ad una holding, la Huawei Investment & Holding, di cui il fondatore e CEO, Ren Zhengfei, possiede l'1 percento. Il restante 99 percento è in mano all'entità denominata Union of Huawei Investment & Holding, il sindacato a cui faceva riferimento Jiang Xisheng, che non ha voce in capito sulle attività commerciali dell'azienda, ma solo sulle attività del dopo-lavoro dei dipendenti. Come il club di basket o di ping pong.

L'aspetto più intricato e poco chiaro ruota proprio attorno alle azioni che possiedono i dipendenti. Mentre i due ricercatori, Christopher Balding, docente alla Fulbright University in Vietnam, e Donald C. Clarke, esperto di diritto cinese alla George Washington University, sostengono che le azioni "virtuali" in mano ai dipendenti altro non sono che un'incentivazione alla partecipazione degli utili, Jiang Xisheng, rispondendo proprio a quanto sostenuto dai due ricercatori, ha dichiarato che queste azioni permettono ai dipendenti di condividere successi e perdite dell'azienda e danno diritto a eleggere i membri della Commissione dei rappresentanti di Huawei, che a sua volta elegge i membri del consiglio di amministrazione. Le azioni, emesse ogni anno in base al merito, non possono essere trasferite ad altri e non possono essere detenute da non dipendenti e nel caso in cui un dipendente dovesse l'asciare l'azienda, allora Huawei riacquisterebbe le azioni. Per questo le azioni "virtuali" differiscono profondamente da quelle convenzionali, in mano a Zhengfei e al sindacato, e non consentono alcun tipo di controllo sulle operazioni dell'azienda.

Fin qui la ricostruzione che si riesce ad avere, anche sulla base di quello che Huawei fa sapere, potrebbe filare, ma ci sono alcuni aspetti poco chiari, soprattutto per quel che riguarda l'organizzazione dell'azienda e il ruolo del governo cinese, di cui viene smentita qualsiasi partecipazione. Se si guarda all'aspetto dei finanziamenti però, si scopre che l'azienda ha un accesso al credito ingente da parte della China Development Bank (CDB), controllata dal governo cinese. Solo nel 2009 Huawei ha ricevuto un credito di oltre 30 miliardi di dollari. Altro elemento che non può che essere notato è che un'azienda come Huawei ha bisogno continuamente di fare investimenti, anche ingenti, che sono la chiave per competere, e primeggiare come nel caso specifico, sui mercati tecnologici, per posizionarsi avanti gli altri competitor. Come viene gestita questa parte? Al momento non vi è una spiegazione chiara.

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