Prima erano i musicisti morti, ora sono quelli che vogliono esibirsi in due luoghi contemporaneamente. Gli ologrammi sono in poco tempo diventati uno degli elementi principali del futuro delle performance musicali a partire da quella rivoluzionaria del 2012, quando sul palco del Coachella è apparso il rapper Tupac "risorto" grazie alla tecnologia che da lì in poi avrebbe fatto parlare tutto il mondo. Nelle ultime ore il discorso si è riacceso anche in Italia grazie all'utilizzo della tecnologia da parte di Gianna Nannini, che, durante l'ultima puntata di X Factor, ha proiettato la sua immagine dal concerto di Berlino fino al palco dello show a Milano. Si è trattato della prima performance orografica in Europa, ma come funziona questa tecnologia?

Il cuore di questo nuovo modo di pensare i concerti è in realtà una "magia" di diversi decenni fa. Nel 1862 lo scienziato John Henry Pepper ha mostrato per la prima volta la sua rivoluzionaria idea per "creare" un fantasma: una persona posizionata sotto al palcoscenico davanti ad uno specchio che, illuminata da dietro, avrebbe proiettato la propria immagine sul vetro posizionato sul palco a 45 gradi, creando l'illusione di un ologramma. Si chiama Pepper’s Ghost ed è in breve tempo diventato un fenomeno globale utilizzato ancora oggi in attrazioni come quelle che è possibile vedere nei parchi di divertimento.

Il termine ologramma è però errato, anche se viene utilizzato sempre per riferirsi a queste tecniche. In realtà un ologramma dovrebbe essere un'intersezione tra luce e materia in grado di produrre un oggetto tridimensionale visibile da ogni angolo. Insomma, come quelli di Star Wars. Il Pepper’s Ghost e gli "ologrammi" dei musicisti, invece, sono solamente immagini bidimensionali. Già, perché anche i più moderni ologrammi utilizzati a partire dal Coachella fino ad arrivare alla performance nella Nannini sono "semplici" immagini 2D proiettate davanti ad un pubblico.

Il funzionamento di questo nuovo Pepper’s Ghost è in realtà molto simile a quello degli show originali: l'immagine del musicista, creata al computer come nel caso di Tupac o ripresa in diretta come nel caso della Nannini, viene proiettata su una superficie riflettente posizionata sul palco, che a sua volta riflette l'immagine su un sottilissimo tessuto nero semi-trasparente che viene teso sul palco. È questo il segreto della magia, perché questo tessuto risulta quasi invisibile dal pubblico, aumentando l'idea di trovarsi davanti a un ologramma. Ma, come abbiamo detto poco sopra, questo non lo è davvero, quindi più ci si sposta ai lati più si nota l'assottigliarsi della figura, quasi come fosse un foglio di carta.

Ecco i veri ologrammi

Di veri ologrammi però si inizia davvero a parlare grazie ad una dimostrazione da parte dell'università britannica del Sussex in collaborazione con la Tokyo University of Science,  che con Matd (Multimodal Acoustic Trap Display) hanno presentato il primo prototipo di ologramma tridimensionale. Il suo funzionamento è molto particolare: tramite l'utilizzo di minuscoli altoparlanti in grado di emettere ultrasuoni, questa tecnologia può spostare una piccola pallina così velocemente da generare una figura tridimensionale. Un concetto che si basa sulla persistenza retinica e che allo stato attuale è in grado di generare delle forme basilari ma visibili da ogni angolazione.