Dai suoi primi arbori, cioè nel 2005, di cose ne sono cambiate per YouTube. La piattaforma è stata acquisita da Google dopo un solo anno di vita, per circa 1,65 miliardi di dollari e, giornalmente, nella piattaforma di streaming più visitata del mondo vengono caricate circa 400 ore di video al minuto. Numeri pazzeschi, che i più audaci hanno sfruttato per creare delle vere e proprie comunità, con dei canali seguiti da moltissimi visitatori.

Ed è proprio attraverso queste incredibili visualizzazioni, spesso superiori anche a quelle dei più famosi programmi televisivi, che diversi youtubers si sono trovati tra le mani un vero e proprio business, che in alcuni casi li ha portati a guadagnare cifre non indifferenti, chiaramente proporzionate al numero di visualizzazioni ottenute con i video, e che proprio come tutti i guadagni devono essere dichiarate e tassate.

Ma come pagano le tasse gli youtubers? È una domanda molto comune, soprattutto nelle ultime ore e dopo la diffusione della notizia che ha avuto come protagonista St3pNy, all’anagrafe Stefano Lepri, uno youtuber venticinquenne fiorentino (secondo in Italia per numero di followers) seguito da un’agenzia pubblicitaria milanese, che è stato multato dalla Guardia di Finanza per aver evaso oltre 1 milione di euro negli ultimi 5 anni di attività, dopo un’indagine dalla quale è emerso che il ragazzo, dal 2013 e il 2018, avrebbe omesso di dichiarare ricavi per oltre 600mila euro e di versare l’IVA per oltre 400 mila euro.

Ma il discorso della tassazione degli youtuber (e degli streamer in generale) è più complesso di quanto possa sembrare, e il buco nella normativa vigente rende ancora più difficile inquadrare – con precisione – l’attività remunerativa di queste figure, diventate ormai dei veri e propri professionisti.

Come vengono inquadrati gli youtubers

Per capire il metodo di inquadramento di chi guadagna con YouTube, è necessario focalizzare la fonte di guadagno degli youtubers. In realtà, ogni youtuber sufficientemente famoso, riesce a guadagnare con due modalità principali: i post sponsorizzati dalle aziende, quelli cioè realizzati "su commissione" da parte di una qualsiasi azienda interessata a farsi pubblicità con la userbase del proprietario del canale, oppure tramite le pubblicità visualizzate in tutti i video pubblicate, che diventano remunerative per il creatore del contenuto, solo se è riuscito ad aderire al programma partner di YouTube.

E proprio perché l'introito degli youtubers deriva dalla vendita (diretta o indiretta) di spazi pubblicitari che verranno "trasmessi" durante le visualizzazioni dei propri video, dal punto di vista fiscale la gestione di questi spazi pubblicitari (che possono essere dei semplici banner, delle intro, delle outro o native advertising) non solo comporta l'obbligo di ogni youtuber ad aprire una partita IVA e dichiarare i guadagni, ma viene categorizzata come attività commerciale, quindi inscrivibile in camera di commercio e alla gestione commercianti INPS.

Come si guadagna su YouTube

Nonostante i guadagni diretti derivanti dalla pubblicità sulle piattaforme di streaming non siano poi così alti (almeno se proporzionati alle visualizzazioni), esistono diversi modi per guadagnare su YouTube, alcuni interni all'applicazione, alcuni esterni.

Ed a fare chiarezza sulle possibilità di guadagno diretto è la stessa Google, che cita le seguenti opzioni possibili sulla sua piattaforma:

  • Entrate pubblicitarie: gli youtuber guadagnano una percentuale della spesa pubblicitaria degli inserzionisti di riferimento quando un utente guarda l'annuncio (senza saltarlo);
  • Abbonamenti al canale: sopra i 30.000 iscritti, è possibile far pagare una quota fissa agli utenti del proprio canale per guadagnare mensilmente dal loro supporto;
  • Merchandising: sopra i 10.000 iscritti, si possono vendere magliette, cappelli e oggetti con il proprio logo sopra;
  • Superchat: durante le dirette video, i fan possono donare soldi per far apparire i propri messaggi in cima agli altri;
  • Youtube Premium: quando un utente abbonato al servizio per eliminare gli annunci di Google guarda il tuo video, ricevi una quota.

Come vengono tassati gli youtubers

Dato per scontato che l'attività degli youtubers va associata quindi alla gestione di spazi pubblicitari, ed è quindi un'attività commerciale a tutti gli effetti, una volta aperta la propria partita IVA, ogni youtuber dovrà scegliere a quale regime fiscale assoggettarsi.

Aprire una partita IVA per uno youtuber, non è quindi come aprirla per un libero professionista, proprio perché i guadagni derivano da un'attività commerciale. Con un fatturato annuale inferiore ai 5000 euro, per esempio, è necessario aprire la partita IVA ma non la posizione previdenziale. Ma qualora il fatturato dovesse superare i 5001 euro annui, oltre alla partita IVA tutti gli youtuber dovranno iscriversi alla Camera di Commercio (che prevede un pagamento annuo di circa 130 euro) e saranno obbligati anche all'iscrizione INPS commercianti, con contributi fissi previdenziali che si aggirano intorno ai 3700 euro annui, perché per tutti i commercianti vengono calcolati i contributi con un'aliquota del 23.64% su un minimale di reddito di 15.548 euro e, facendo due conti, si arriva quasi a 3700 euro da versare all'INPS annualmente, anche se si è guadagnato pochissimo o le spese hanno superato le entrate.

Se detratti i contributi resta un guadagno, questo verrà tassato come reddito d'impresa, in base alle normali aliquote Irpef:

  • se il reddito complessivo va da zero a 15mila euro, si applica l’aliquota del 23%;
  • se il reddito è compreso tra 15.001 e 28mila euro, si applica l’aliquota del 27%;
  • se il reddito è compreso tra 28.001 e 55mila euro, si applica l’aliquota del 38%;
  • se il reddito è compreso tra 55.001 e 75 mila euro si applica l’aliquota del 41%;
  • se il reddito è compreso tra 75.001 in su, si applica l’aliquota del 43%.

Nella stragrande maggioranza dei casi, per gli youtuber italiani, il regime fiscale più conveniente è il regime forfettario ma, chiaramente, la tassazione reale, e le conseguenti sanzioni in caso di evasione, dipendono dal guadagno annuale dell'interessato. In ogni caso, con questo particolare regime, la tassazione può essere pari al 5%, al posto dei normali 15%, non si è assoggettati all'IVA, all'IRAP e agli studi di settore, e si è solo obbligati ad effettuare la dichiarazione dei redditi annuale.