zuckerberg ferito

Gli ultimi due anni per Facebook sono stati davvero difficili, forse i più duri dalla sua nascita avvenuta 14 anni fa. Due anni difficili che Wired ha rappresentato sulla copertina della sua rivista, dedicando al social network un report approfondito, con il volto tumefatto di Mark Zuckerberg. Un'immagine che ha fatto discutere forse più del contenuto del report stesso, perchè è un'immagine insolita, nessuno penserebbe che Facebook abbia potuto vivere momenti di difficoltà così gravi. E invece così è stato. Dalle elezioni presidenziali Usa del 2016 in avanti, Facebook ha dovuto affrontare il grosso problema delle fake news, delle notizie false, quelle notizie che alla fine avevano avuto come riflesso la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane. Da quel momento in poi è stato un continuo di difficoltà tra l'emergere del fenomeno che diventava sempre più quello che adesso conosciamo come Russia Gate e la continua ricerca di un metodo che desse di nuovo credibilità al modo in cui vengono condivise le notizie sulla piattaforma, proteggendo gli utenti.

All'inizio di quest'anno era stato lo stesso Mark Zuckerberg ad ammettere che tanti errori sono stati fatti e che era giunto il momento di cambiare, manifestando l'auspicio di "risolvere i problemi di Facebook" entro quest'anno. Un proposito che ha lasciato intendere a molti che in realtà i problemi di Facebook sono tanti e di non facile, o immediata, risoluzione. A confermare questa grande difficoltà è proprio il report di Wired.

Due giornalisti della celebre rivista inglese, Nick Thompson e Fred Volgestein, hanno intervistato 51 persone di Facebook, in parte ex ed in parte attuali dipendenti della società guidata da Mark Zuckerberg. Da queste interviste emerge un quadro fosco che comprende proprio il periodo compreso tra l'elezione di Trump come presidente degli Stati Uniti d'America fino ad arrivare alla recente modifica dell'algoritmo di Facebook, modifica che ha finito per spingere più in alto i contenuti degli amici e parenti degli utenti, a scapito dei contenuti editoriali. Una modifica, quest'ultima, che ha posto seri dubbi sul modo in cui Facebook intenda contrastare le fake news, rendendo sempre più difficoltoso il rapporto con i media e i brand editoriali.

Dalle interviste fatte dai giornalisti di Wired Facebook viene dipinto come entità che tende a porre maggiore attenzione sui dati degli utenti, piuttosto che a trovare il modo di difendere la privacy degli stessi. Infatti, Sandy Parakilas, operation manager tra il 2011 e il 2012, ha spiegato a Wired Usa: "Facebook dà la priorità alla raccolta dei dati degli utenti piuttosto che alla loro protezione da eventuali abusi". Inoltre, Samidh Chakrabarti, responsabile per il civic engagement di Facebook, ha aggiunto: "I social network possono mettere a rischio la democrazia, vorrei poter garantire che gli aspetti migliori avranno la meglio su quelli critici, ma non posso", chiaro il suo riferimento alla responsabilità di Facebook nella campagna presidenziale americana del 2016.

Testimonianze quindi che confermano il duro momento di Facebook, aggravato anche dall'uscita, in contemporanea con il report di Wired, di nuovi dati che confermano la fuga da Facebook degli utenti più giovani. Il social network di Zuckerberg ha perso 2,8 milioni di utenti under 25 nel 2017 e altri 2,1 milioni li perderà entro il 2018. A tutto vantaggio di Instagram e di Snapchat che cresceranno, rispettivamente, del 13% e del 9%.

Come è nata l'immagine

La foto che Wired ha usato per la sua copertina è stata realizzata da Jake Rowland, artista di New York noto per i suoi "ritratti compositi". Per questa occasione, Rowland ha utilizzato una foto di Zuckerberg realmente esistente mescolandola con un'altra foto che ritraeva un modello truccato come se fosse stato ferito. Il risultato finale è una specie di collage digitale tra queste due foto apparentemente separate, un "composito" appunto che mette insieme realtà e finzione. "L’argomento del numero e il momento che stiamo vivendo mi hanno chiaramente ispirato" ha spiegato il creativo. "I confini tra realtà e finzione, documentazione e falsificazione, ‘reale' e ‘falso' non sono mai state così scivolose e difficili da individuare. La manipolazione di informazioni e immagini online, in particolare tramite i social media e in generale con media digitali, viene utilizzata per distorcere la nostra percezione (e influenzare la nostra politica) con modalità che non hanno precedenti. Il digitale si sta riversando nel mondo fisico a un ritmo accelerato con risultati evidenti, e altri che probabilmente non possiamo neppure percepire consciamente".