Sul Bitcoin l’economista americano Nouriel Roubini ha espresso recentemente una impietosa sentenza: “vale zero”, ed è stata definita su Wall Street Italia come il “seme malefico della crisi”. Il tracollo della criptovaluta – il cui creatore continua a restare ignoto – era già ben noto, stando a guardare gli andamenti di quest'anno. Basti pensare a quanto questa valuta si sia dimostrata pressoché indifesa di fronte ai peggiori hacking, come quando uno di questi aveva mandato in tilt il mercato asiatico nel corso dello scorso giugno.

Un tracollo cominciato all’inizio dell’anno

Il 25 novembre assistiamo così ad un calo del 40 percento della sua valuta. Non si tratta di un record, visto che il suo valore aveva già registrato un crollo drammatico nell’aprile 2013 pari al 44 percento. Ad oggi il prezzo si aggira attorno ai 3900 dollari. La criptovaluta sembrava essersi ripresa l’anno scorso, quando il suo valore superò i 15mila dollari, mentre nei primi di dicembre raggiunse quasi i 20mila. Dopo di che c’è stato un tracollo progressivo, dimezzando il suo valore già ai primi di gennaio del 2018. Le ultime due settimane da quando scriviamo sono state le più drammatiche. Non sono inoltre mancate le critiche riguardanti l'impatto nell'economia e nella società di questa cripto-valuta, solo nel marzo scorso Bill Gates sostenne che "i Bitcoin uccidono le persone".

Le ragioni del tracollo

Una delle ragioni che hanno caratterizzato il calo del prezzo è ritenuta la forchetta che si è andata a creare rispetto a valute digitali parallele, come il Bitcoin Cash a partire dallo scorso 15 novembre. Le perdite dovute verosimilmente ad un aumento dell’immissione ha allarmato non poco i risparmiatori, evidentemente a ragione, come riporta anche CoinDesk quando registrava ancora un calo del 36 percento.