Amazon era stata pioniera in questo campo sollevando non poche polemiche, ma ora sembra che l'idea di una braccialetto smart per misurare le prestazioni dei dipendenti stia prendendo piede anche in alcuni ambienti del mondo accademico. Lo dimostrano gli ultimi sforzi del team di ricercatori della Dartmouth University guidati dal professor Andrew Campbell, che sono valsi alla squadra la realizzazione di un dispositivo indossabile che si è rivelato capace di valutare la produttività dei suoi utilizzatori con un'accuratezza dell'80%.

Come funziona il bracciale

Il sistema ideato in realtà è composto da tre elementi. Il primo è un'app per smartphone che sfrutta il telefono per monitorare l'attività fisica, la posizione e la luminosità dell'ambiente di chi lo sta usando; il secondo è il dispositivo indossabile vero e proprio, che misura il battito cardiaco, la qualità del sonno e il consumo di calorie; il terzo è un sistema di stazioni fisse in casa o sul posto di lavoro che interagiscono con il bracciale per registrare informazioni su turni e pause. Il complesso di dati raccolto in questo modo viene spedito in cloud dove viene digerito da algoritmi di intelligenza artificiale che restituiscono una valutazione delle prestazioni del dipendente.

A provare il sistema sul campo sono stati 750 lavoratori che per un anno si sono fatti oggetto dello studio. Al termine dell'esperimento è emerso che gli algoritmi hanno saputo effettivamente separare i migliori dai peggiori in 4 casi su 5. Alcuni dei risultati collaterali usciti dallo studio in realtà non sono esattamente sorprendenti. I dipendenti che hanno fatto registrare i risultati migliori sul lavoro sono risultati ad esempio avere tre caratteristiche in comune: un basso tasso di utilizzo del telefono, più tempo dedicato all'attività fisica e una migliore qualità del sonno – niente di inimmaginabile usando anche solo un po' di logica.

Quel che non è banale è l'idea di mettere nelle mani di un datore di lavoro un sistema in grado di scrutare in ogni minuto della vita lavorativa e personale dei propri dipendenti, magari non osservandone in modo diretto i comportamenti ma utilizzando comunque strumenti capaci di sapere chi e quando sgarra, o chi e quando potrebbe o dovrebbe fare meglio. Non per niente la resistenza all'impiego di questo tipo di dispositivi è forte, sia da parte di chi si troverebbe a subire questo genere di sorveglianza sia da parte di chi semplicemente ha a cuore la privacy degli individui. Il tema del controllo sul posto di lavoro però è destinato a diventare presto di attualità: la tecnologia ormai esiste ed è diventata abbastanza economica perché le aziende inizino a fare la fila per sfruttarla.