In queste ore sta sconvolgendo tutto il Paese la vicenda della piccola Antonella, la bambina di 10 anni scomparsa a Palermo dopo un ricovero d'urgenza e la morte per le conseguenze di un soffocamento autoinflitto. Le prime ricostruzioni delle forze dell'ordine basate anche sulle testimonianze dei familiari, unite al reportage della maggior parte delle testate di informazione, sembrano aver individuato nella piattaforma di condivisione video TikTok una possibile responsabile di quanto accaduto: la piccola – è la versione che circola ormai ovunque online e offline – avrebbe ispirato il suo gesto a una sfida di resistenza in circolazione nell'app nella quale i protagonisti si sottopongono volontariamente al soffocamento per periodi di tempo prolungati. Le indagini sono però ancora in corso; nel frattempo, i responsabili della piattaforma hanno fatto sapere di non aver riscontrato al suo interno alcuna sfida di questo genere, e in effetti imbattersi in video simili al momento è impossibile.

Nessuna traccia della blackout challenge

Della challenge in questione non c'è traccia sul social, né come blackout challenge né come hanging challenge come è stata definita; allo stato attuale è sicuro che nessun utente si sarebbe potuto imbattere per caso (e neppure volontariamente) in un contenuto che ispirasse la sfida del soffocamento. In realtà in passato è già successo che i moderatori di TikTok provvedessero ad eliminare dai server tutti i video collegati a sfide pericolose – anche quando ormai il fenomeno aveva avuto conseguenze sugli utenti – e un'operazione di pulizia del genere spiegherebbe come mai su TikTok non si trovino contenuti simili a quelli che dalle ricostruzioni sembrano aver ispirato la piccola. La realtà però è che se sulla piattaforma fosse stata recentemente presente o attiva una sfida basata sul soffocamento, avrebbe comunque lasciato una traccia: nel corso dei mesi o delle settimane gli utenti avrebbero riproposto almeno uno di questi contenuti su altri canali social, sotto forma di video o di schermata; anche scandagliando la Rete al di fuori dei confini di TikTok però è impossibile trovare clip recenti al riguardo che rimandino al social di origine cinese.

Un fenomeno ciclico e la contaminazione con TikTok

Come stanno facendo notare alcuni osservatori, l'esistenza della blackout challenge purtroppo non è una novità di queste ore. La sfida, anzi, si poteva definire virale ancora da prima che il termine venisse riciclato in ambito social: negli anni '90 le sue assurde regole si diffondevano tramite passaparola, magari tra i banchi di scuola; con l'avvento della Rete, la sfida ha fatto il giro del web prima e delle piattaforme di condivisione poi. La cronaca, sia quella nazionale che quella internazionale, ne parla abbondantemente e ciclicamente. Questo non esclude che, almeno in senso più ampio, TikTok e i social possano aver avuto un ruolo nella tragedia. La piccola Antonella può essere venuta inizialmente a conoscenza della blackout challenge per vie traverse – che si tratti di un passaparola a voce o digitale, via social o piattaforme di messaggistica; in concomitanza potrebbe aver deciso di proporne una sua versione su TikTok, per mettere a segno un numero di visualizzazioni che per i giovani frequentatori finisce con il diventare fin troppo importante.