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Antonella Sicomero morta a dieci anni a Palermo
27 Gennaio 2021
12:41

Morte della piccola Antonella a Palermo, il Garante della Privacy indaga su Facebook e Instagram

Dopo aver imposto nei giorni scorsi un blocco nei confronti di TikTok, il Garante della Privacy ha aperto un fascicolo su Facebook e Instagram chiedendo ai gestori di fornire informazioni sugli account della piccola sui due social: lo scopo è sapere come sia stato possibile per Antonella aprire i profili sui quali era attiva.
A cura di Lorenzo Longhitano
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Antonella Sicomero morta a dieci anni a Palermo

Dopo la morte per asfissia della piccola Antonella Sicomero a Palermo non si ferma l'azione delle autorità che da più fronti stanno provando a capire quali potrebbero essere gli eventuali ruoli assunti dalle piattaforme social nella vicenda. Inizialmente infatti gli organi di informazione avevano riportato che la bimba potesse essere morta per essersi sottoposta a una sfida sull'app TikTok, ma in realtà sul portale non c'è traccia di sfide che prevedono attività simili; di contro è vero che la piccola aveva numerosi profili social aperti su siti e portali i quali non avrebbero neppure dovuto ammettere una bambina di 10 anni tra gli utenti. Tra i soggetti che desiderano fare maggior luce su quanto avvenuto alla piccola c'è il Garante della Privacy che, dopo aver imposto nei giorni scorsi un blocco nei confronti proprio di TikTok, ha aperto ieri un fascicolo su Facebook e Instagram chiedendo ai gestori di fornire informazioni sui profili aperti dalla piccola sui due social.

Cosa cerca il Garante della Privacy

Le attività degli inquirenti sul caso si stanno svolgendo parallelamente all'azione del Garante della Privacy; quest'ultimo, con l'apertura di ieri del fascicolo su Instagram e Facebook, vuole vedere più chiaro su un particolare della vicenda: come sia possibile che una ragazza di 10 anni possa aprire non uno, ma più profili social su piattaforme che nel proprio regolamento vietano espressamente l'accesso ai minori di 13 o 14 anni. Il fatto purtroppo non rappresenta una novità in senso assoluto: da una parte infatti tutte le piattaforme di condivisione o socialità online frappongono una barriera per impedire ai minori di iscriversi liberamente; d'altro canto il sistema è semplice da aggirare mentendo sulle proprie generalità, perché rappresentato nella quasi totalità dei casi da semplici finestre di dialogo che richiedono la data di nascita di chi si sta per iscrivere.

Il nodo dei controlli sull'età

Questo accade con TikTok come anche con Facebook e Instagram, fatto che ha spinto l'Autorità garante a chiedere al gruppo che fa capo a Mark Zuckerberg di rispondere ufficialmente a una serie di domande sulla vicenda della piccola Antonella: innanzitutto quanti profili avesse la minore sui due social, e quali siano (o fossero) i loro indirizzi; in secondo luogo, come sia stata possibile l'iscrizione e quali verifiche sull'età degli utenti vengano attuate dal gruppo. Facebook avrà tempo 15 giorni per dare una risposta ufficiale al Garante, che ha già annunciato di voler estendere questo tipo di indagine anche ad altri social.

La teoria della contaminazione

Anche nel caso di Facebook e Instagram non c'è traccia di sfide potenzialmente letali in circolazione al loro interno. Come avviene con qualunque influenza esterna nella quotidianità di giovani e giovanissimi, non va però escluso che queste piattaforme possano farsi involontariamente strumenti di un tam tam che può poi influenzare per vie traverse alcune tipologie di frequentatori; il garante della Privacy vuole ora valutare in che misura questa tipologia di pubblico sia rappresentata appunto dai giovanissimi, e capire quali strumenti i gestori dei social mettano in campo per porre un argine al fenomeno.

Di seguito la nota del gruppo Facebook successiva all'apertura del fascicolo da parte del Garante della Privacy:

In questo tragico momento, le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia della bambina. Sicurezza e privacy sono le più grandi priorità per Facebook e Instagram. Collaboreremo pienamente con l'Autorità Garante per la privacy.

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