Quanto raccontato da Vox ha dell'eccezionale. Ed inizia con la storia di Kimberly Matte, un'influencer statunitense, che da poco ha aperto la sua agenzia di comunicazioni, e che è famosa su Instagram per alcune foto "osé" nelle quali però, l'attenzione dei suoi followers è catturata (anche) da un particolare molto importante: in quasi tutte le foto in lingerie, la Matte mette in mostra delle armi pesanti. E no, non è una metafora per intendere che mostra alcune parti del corpo: nei post della Matte vengono fotografate vere armi pesanti, tra cui fucili semi automatici e pistole.

E nonostante Kimberly descriva il suo feed di Instagram come "un posto in cui viene diffuso l'amore", il suo profilo è un mix di contenuti in biancheria intima ed abiti succinti, che hanno come accessori una svariata quantità di fucili e pistole.

Chiaramente quello di Kimberly Matte è solo un esempio di una realtà che negli Stati Uniti sta diventando sempre più popolare, con la quale le aziende produttrici di armi raggirano il divieto di poter sponsorizzare i propri prodotti nei social network di Zuckerberg (è una pratica bannata dalle regole di Facebook ed Instagram), utilizzando le influencer che, praticamente nella totalità dei casi, sono delle donne fisicamente molto attraenti ed esperte nell'utilizzo dell'artiglieria.

E la Matte non è l'unica. Sul social network fotografico sono migliaia le donne che pubblicano immagini di sorrisi perfetti ed armi pesanti. Alcune di loro sono cacciatrici, altre sono veterane o partecipano a sport di tiro professionali, altre ballano oppure giocano a calcio. Tutte, però, pare gradiscano particolarmente le tute mimetiche e siano esperte di queste particolari modalità di auto-promozione, escogitate per ottenere la migliore monetizzazione possibile e fare qualcosa che l'industria delle armi da fuoco non avrebbe potuto fare da sola: rendere lo stile di vita con le armi particolarmente attraente ed ambizioso, proprio come fanno normalmente gli influencer con gli abiti o gli accessori. Ma con qualche pericolo in più.

Ed è dello stesso parere anche Kyle Clouse, responsabile marketing di Liberty Safe, che si riferisce a queste particolari influencer come "le oche dalle uova d'oro" per le industrie delle armi da fuoco. Ed evidenzia come gli influencer siano l'unica "arma" che permetta a questo particolare settore industriale di raggirare le regole e le restrizioni imposte dalle piattaforme social alle aziende, rendendo proprio i gun-influencer tra i più richiesti del mondo.

Non per niente, nonostante Liberty Safe sia un'azienda che produce e vende cassaforti per pistole ed armi pesanti, accedendo all'account business della società non si capirebbe con certezza la destinazione dei loro prodotti, proprio perché nelle foto non sono presenti armi da fuoco. Cosa che non accade nel profilo di Austin, un'altra gun-influencer, dove sono presenti svariate fotografie in cui è ritratta con un enorme fucile semi automatico (dotato addirittura di un silenziatore e degno delle più rischiose missioni dei servizi segreti) in posa proprio avanti ad una delle cassaforti prodotte dall'azienda.

Quello dei social network e le armi è sempre stato un rapporto piuttosto complesso e tortuoso, ma le regole di Facebook ed Instagram sono chiare: i post sponsorizzati non possono promuovere la vendita diretta di armi, munizioni, esplosivi o accessori di modifica. Inoltre, "quando un post pubblicizzato viene inviato per la revisione, passa attraverso un processo molto esteso prima che di essere approvato" – ha spiegato a Vox un portavoce di Instagram – "nel quale sono incluse la revisione dell'annuncio stesso, della pagina di destinazione e i collegamenti a siti Web esterni".

Ed è proprio questo il punto della questione: nei post delle gun-influencer, non viene pubblicizzata la vendita diretta delle armi, ma viene fatto solo del semplice product placement.