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A partire da domenica l'app di TikTok negli Stati Uniti avrà ufficialmente i giorni contati: da quel giorno il software non si potrà più scaricare né aggiornare e in meno di due mesi non sarà più nemmeno in funzione, a meno che lo sviluppatore ByteDance non riesca a trovare un modo per far sì che a gestire le risorse statunitensi dell'app non sia un'azienda locale USA. TikTok è stata messa in questa situazione da un ordine esecutivo firmato ad agosto dal presidente degli Stati Uniti, tanto che ora non manca chi si chiede se la stessa cosa non possa avvenire anche in altri Paesi, Italia inclusa.

Le ragioni degli Stati Uniti

Lo stop alla disponibilità di TikTok negli Stati Uniti è stato annunciato dopo mesi in cui la piattaforma è stata ripetutamente accusata di rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale. In modo simile a quanto già successo con Huawei, gli Stati Uniti sostengono che i dati dei loro cittadini non siano al sicuro sulle infrastrutture di un'app di origine cinese; gli sviluppatori — è la tesi dell'amministrazione Trump — potrebbero trovarsi costretti a collaborare con il governo di Pechino e fornire ai suoi ufficiali informazioni sensibili tra le numerose che l'app colleziona sui suoi 100 milioni di utenti USA.

La casa di sviluppo di TikTok ha sempre respinto ogni accusa affermando che di non poter essere messa in condizione di fornire alla Cina i dati degli utenti dell'app; questo però non ha impedito a un numero sempre maggiore di politici e funzionari governativi statunitensi di esprimere a voce alta le proprie preoccupazioni in merito alla minaccia percepita, soprattutto in un periodo in cui la tensione tra Stati Uniti e Cina è alle stelle.

Anche l'India ha vietato TikTok

Gli Stati Uniti non sono però l'unico Paese ad aver agito concretamente contro TikTok. Un mese prima della firma dell'ordine esecutivo di Trump, l'India ha bloccato la piattaforma di condivisione con motivazioni simili — almeno sulla carta — a quelle che hanno mosso gli USA. TikTok è stata vietata insieme a numerose altre app cinesi (compresa WeChat) perché accusata di raccogliere segretamente informazioni dai telefoni degli utenti, mettendo così in pericolo "la sovranità e all'integrità dell'India". Anche tra India e Cina però le tensioni politiche non mancano, e potrebbero aver spinto il governo verso un'azione punitiva nei confronti delle esportazioni tecnologiche cinesi.

Cosa succede in Italia

In Europa — e quindi in Italia — la situazione è diversa, almeno per il momento. All'interno dell'Unione Europea la protezione dei dati personali è sempre stata una priorità, ma non è mai stata avanzata seriamente l'ipotesi che TikTok potesse utilizzare i dati degli utenti per scopi malevoli, né tanto meno che questi possano essere passati al governo cinese. Per le autorità europee che pure stanno osservando da vicino l'app (anche in Italia) il potenziale problema è rappresentato dalla privacy, non dalla sicurezza.

La piattaforma al momento viene insomma vista in modo sostanzialmente diverso da come alcuni Paesi europei hanno iniziato di recente a vedere Huawei, ovvero come un rischio strategico. Le cose potrebbero cambiare in futuro, oppure gli Stati Uniti — sempre che la cessione imposta da Trump non vada in porto — potrebbero tentare di portare i Paesi alleati su posizioni più critiche nei confronti di TikTok come era già successo con il produttore hi tech cinese; in entrambi i casi però un'azione concreta non sarebbe comunque assicurata, né tanto meno dietro l'angolo.