Eric Schmidt

"In due o tre anni sarà impossibile dimenticare, perdersi, annoiarsi, restare soli. Vivremo in un mondo più felice, più trasparente, conosceremo persone nuove e avremo più tempo da dedicare a noi stessi. Sarà, per la prima volta, una rivoluzione per l'intero pianeta e non solo per una piccola elite. Tutto grazie agli smartphone che avete già in tasca, ai tablet che si diffonderanno nei prossimi anni e ai super computer che formano quella nuvola digitale, il "cloud", dove stiamo raccogliendo una grande quantità di informazioni".

Eric Schmidt parla così, in barba a tutte le teorie apocalittiche (pensate soltanto alla più "famosa": l'Y2K bug, o, meglio, il Millennium Bug) che da sempre ci raccontano la stessa storia: l'incertezza e la paura del futuro, ma, soprattutto, una tecnologia che fallirà, deluderà o prenderà troppo sopravvento.

L'executive chairman di Google, invece, dalla Fira de Barcelona parla con fiducia di un futuro che stiamo già vivendo, attraverso la tecnologia e soprattutto la formazione del cloud computing, quella sorta di nuvola digitale che, secondo Schmidt, ci regalerà qualcosa di nuovo…come se davvero fosse quasi possibile vivere fra le nuvole!

Cosa rappresenta davvero e come può cambiare la nostra vita la tecnologia? Ve lo dice Schmidt.

Da quando il web 2.0 e tutti i dispositivi mobili si sono introdotti nella nostra vita quotidiana, i teorici della comunicazione e della sociologia hanno iniziato a riflettere su quanto la tecnologia stessa possa mutare il volto del singolo uomo, del suo modo di pensare, comunicare, capire, vedere il mondo.

Ma già ai tempi di Platone, la tecnologia ha creato la sua schera di ottimisti, da una parte, e quella di apocalittici, dall'altra. Attraverso la storia di Thamus (e del suo dialogo con il dio Theuth) l'antico filosofo ci aveva già raccontato la sfiducia che l'uomo può avere nella tecnologia e gli effetti che questa può provocare nel nostro modo di pensare o di vivere.

Erich Schmidt é il Theuth del nostro secolo. Con le sue parole, infatti, assomiglia quasi a quel dio che, nel mito di Platone, cercava di presentare a Thamus "il farmaco della lunga memoria": ovvero, la scrittura. Capace di tramandare la conoscenza e la sapienza anche ai posteri, la diffusione della scrittura invece (secondo il re egiziano) avrebbe soltanto diminuito la memoria dell'uomo.

Eppure, nel ventunesimo secolo, sembra ripresentarsi la stessa fiducia umana nella tecnologia, inclusa quella androide. Secondo l'ex CEO Google, infatti: "I telefonini d'ultima generazione possono registrare ogni nostro spostamento grazie al gps che a breve, con la nuova rete di satelliti, ridurrà il margine di errore dagli attuali sei metri a meno di 90 centimetri. Possono conservare le nostre foto e i nostri video, mantenere traccia della rete di relazioni fuori e dentro i social network, degli appuntamenti, dei luoghi visitati e domani dei pagamenti effettuati. Ognuno di noi dimentica, la memoria di dispositivi del genere ha vita eterna. E non succederà nulla se li perderemo, online verrà mantenuta la copia di tutto. Basterà comprare un nuovo apparecchio ed istantaneamente avremo indietro le nostre applicazioni, l'agenda, i messaggi, perfino l'ebook che stavamo leggendo aperto all'ultima pagina consultata. Noi stiamo passando dalla sintassi alla semantica dei dati".

Le nostre esistenze, insomma, ormai si sviluppano anche nella rete digitale del web, fra le reti sociali di Facebook, nei video personali caricati su Youtube, nelle reti lavorative di Linkedin, nella tecnologia mobile. Insomma, il fattore web non incide soltanto sull'economia di un Paese, ma sulla vita dei suoi singoli.

Entro il prossimo anno, infatti, sembra che la tecnologia mobile raggiungerà il suo picco di users. Google, infatti, comunica che già adesso sono attivati ogni giorno all'incirca 300 milla connessioni attraverso gli smartphone, utilizzando Android.

Il boom ci sarà anche tra le vendite sul mercato di iPhone, infatti si prevede che se ne venderanno 500 milioni circa contro i 250 dei computer. Insomma, la nostra esistenza sarà sempre più legata alla rete digitale. E il web ci conoscerà sempre meglio. "Vi daremo informazioni così dettagliate da lasciarvi a bocca aperta. Internet verrà confezionata su base individuale. Diventerà un universo digitale fatto su misura".

Schmidt ci parla di un universo digitale che imparerà a conoscere le nostre esigenze. Per esempio, se oggi il fenomeno della geolocalizzazione ci consente in maniera costante di comunicare i nostri spostamenti, il domani del web diventerà una sorta di amico saccente. Insomma, "in breve il nostro smartphone ci suggerirà non solo quale strada prendere per raggiungere un certo posto, ma comunicherà con i cellulari delle persone che conosciamo per sapere quale strada fanno loro e magari dove si fermano in genere".

Questa sorta di cloud computing piena di informazioni che parlano di noi, delle nostre vite e delle nostre preferenze, diventerà una sorta di isola del tesoro per le aziende di marketing. Il mondo digitale, infatti, rappresenterà il mezzo perfetto per la pubblcità perfetta. O, meglio, anche la pubblicità sarà fatta su misura per ognuno di noi. Uno dei punti più discussi nella recente e dibattuta puntata di Report, non é fantascienza.

Già oggi, infatti, Facebook e Amazon (giusto per fare un esempio) "consigliano" ad ogni utente un determinato prodotto, in base alle sue preferenze che, nel caso del social network, saranno date da un like o dalle informazioni personali del profilo o, nel caso di Amazon, dagli acquisti precedenti. La pubblicità mirata, su misura per ogni internauta non farà altro che aprire, anche in futuro, il pericolo costante e l'incubo peggiore per molti sul web: la violazione della privacy, di cui spesso vi raccontiamo.

Dopo aver tracciato questo quadro generale e super ottimista del futuro digitale che ci aspetta (e nel quale siamo già immersi), Erich Schmidt racchiude tutto il suo ottimismo e le potenzialità della nuvola digitale in poche parole: "Grazie ai computer costruiremo un mondo migliore. Il loro apporto aiuterà a risolvere i grandi problemi che stiamo affrontando come il surriscaldamento del pianeta, il terrorismo, l'assenza di trasparenza dei governi e della finanza. Guardate quel che è accaduto in Medio Oriente…"

Insomma, le linee del futuro tracciate dall'ex CEO Google ci parlano di un mondo, quello del web, straordinario e spaventoso, allo stesso tempo.

"Straordinario perché si possono raggiungere miliardi di persone in un attimo, spaventoso perché si basa sulle informazioni e le informazioni sono la cosa alla quale le persone e i governi tengono di più".