Il fatto che Facebook abbia deciso di non prendere posizione contro i recenti interventi del presidente degli Stati Uniti Trump sulla sua piattaforma ha fatto discutere molti, fuori e dentro al social network. Dichiarazioni e affermazioni che altrove sono state valutate eccessive e trattate come tali, sulla piattaforma di Mark Zuckerberg trovano tranquillamente spazio; eppure tra i dipendenti del social c'è chi ha tentato di mettere un argine all'incitazione alla violenza perpetrata a mezzo social, già dal 2016. Le prove le ha pubblicate Lisa Sy, una ex dipendente del gruppo che ai tempi aveva già fornito a Facebook tutti i mezzi per catalogare gli interventi controversi senza però censurarli.

La proposta del 2016

Ai tempi Donald Trump aveva appena vinto una tornata di elezioni che sarà ricordata come particolarmente inquinata da estremismi e fake news diffusi a mezzo social, motivo per cui in molti nell'azienda si sono da subito adoperati per cercare mezzi per contrastare il fenomeno in futuro. Il metodo proposto da Sy era un semplice banner, un avviso posto sotto ai post giudicati controversi dagli algoritmi o dalle segnalazioni degli utenti, con poche parole: "Questo video viola le regole di Facebook sull'incitamento all'odio", con un collegamento a una pagina esterna che invita a scoprire "Perché è stato lasciato online" nonostante la violazione.

La ex dipendente Facebook aveva proposto la sua soluzione in tre diverse colorazioni neutre: un bianco corrispondente allo sfondo dell'app o del sito, una tonalità di grigio che di lì a qualche anno sarebbe diventata parte integrante del tema scuro di di Facebook e il blu che caratterizza già diversi elementi dell'interfaccia grafica della piattaforma. In nessun caso insomma agli interventi contrassegnati veniva assegnato un giudizio di valore, né in modo esplicito né attraverso suggerimenti cromatici; semplicemente, veniva riscontrata una violazione oggettiva del regolamento interno a Facebook.

Suggerimento ignorato

Nella proposta di Sy inoltre i video potevano comunque essere mantenuti online, magari in virtù del fatto che il contenuto rappresentasse di per sé una notizia — una difesa assunta da Zuckerberg in questi giorni per giustificare le sue posizioni di questi ultimi giorni. Si tratta insomma di una soluzione piuttosto blanda, che non limita la condivisione dei contenuti né impedisce di apporvi la propria reazione o il proprio commento. Nonostante questo, la proposta è rimasta nel cassetto. Negli anni successivi Facebook si è mossa contro gli interventi che inneggiano all'odio razziale e ad altre tipologie di violenza — segno che il gruppo è in grado di modificare il funzionamento della piattaforma quando lo desidera. Dal punto di vista della propaganda politica e degli interventi controversi provenienti proprio da questa classe di utenti non è però stato fatto alcun progresso.