1 Luglio 2016
18:28

Facebook usa la vostra posizione per consigliarvi gli amici?

In breve, il portale sfrutterebbe l’applicazione mobile per capire quali luoghi visitate e aggiusterebbe di conseguenza le sezioni dedicate al suggerimento dei potenziali amici.
A cura di Marco Paretti

Prima ammette l'esistenza del sistema, poi ci ripensa e nega tutto. È la giostra delle comunicazioni di Facebook in seguito ad un articolo pubblicato da Fusion e incentrato sull'utilizzo della geolocalizzazione da parte del social network per consigliare gli amici da aggiungere. In breve, il portale sfrutterebbe l'applicazione mobile per capire quali luoghi visitate e aggiusterebbe di conseguenza le sezioni dedicate al suggerimento dei potenziali amici. Un'ipotesi che, però, andrebbe contro alla riservatezza e al concetto di privacy, perché non indicata nei termini di servizio sottoscritti da ogni utente.

Non si tratterebbe nemmeno, spiegano gli utenti coinvolti, di un utilizzo di dati forniti consensualmente: in questo caso i dettagli sulla posizione non arrivano solo da post pubblicati o check-in effettuati in un luogo, ma anche dal solo trovarsi in una determinata area e sfogliare il social network. Un utente, per esempio, ha detto di essersi visto consigliare la segretaria del suo psicologo pur non avendo nessun tipo di legame con quella persona. Non più amicizie in comune, quindi, ma anche dati "rubati" sugli spostamenti quotidiani verrebbero utilizzati per suggerire potenziali nuovi contatti.

La risposta di Facebook alla pubblicazione dell'indiscrezione è stata poi incredibilmente confusionaria: dapprima un portavoce del social network ha confermato la cosa, spiegando che la posizione viene effettivamente utilizzata per suggerire nuovi amici. In seguito alle critiche, però, Facebook è tornato sui suoi passi e ha spiegato che le informazioni sulla geolocalizzazione non vengono utilizzare per popolare la sezione "Persone che potresti conoscere". Tutto risolto? Mica tanto, perché dopo pochi giorni il social network è tornato nuovamente sulla questione ammettendo che il fraintendimento è nato da un test effettuato, secondo un portavoce, su un numero estremamente ristretto di utenti ed ora concluso.

Certo che anche questa spiegazione stride con le dichiarazioni di chi si è ritrovato "vittima" di queste prove tecniche. Alcuni utenti, infatti, hanno trovato evidenze dei test anche in tempi più recenti rispetto a quelli specificati dall'azienda di Menlo Park e descrivono analisi più localizzate rispetto a quelle "cittadine" specificate da Facebook. Ciò che preoccupa è che Facebook utilizzi questi dati bypassando amicizie o interessi in comune per suggerire amici o persone incontrate per strada, senza però che questa possibilità sia specificata nei termini di servizio. Si tratterebbe quindi di una violazione della privacy, peraltro estremamente simile a quella che ha scatenato il Datagate. Per evitare che il social utilizzi le informazioni sulla nostra posizione è possibile gestire le impostazioni sulla geolocalizzazione dal menu della privacy, scegliendo se concederle sempre, solo quando l'app è aperta o mai.

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