facebook instagram feed

In tutti i suoi anni di vita, Facebook e il fondatore Mark Zuckerberg si sono fatti diversi nemici — una schiera di critici che si è fatta più numerosa soprattutto nel corso degli ultimi mesi. Uno dei più grandi detrattori dell'assetto attuale della società però si è palesato solo in questi giorni e arriva proprio da un passato trascorso nell'azienda: si tratta di Chris Hughes, che di Facebook è stato nientemeno che co-fondatore. Il trentaseienne ex compagno di stanza di Zuckerberg ha scritto infatti un editoriale pubblicato ieri sul New York Times nel quale auspica che il colosso venga diviso in più parti.

Per l'ex compagno di Harvard il potere nelle mani di Zuckerberg non ha precedenti e soprattutto non dispone di un sistema di controlli adeguato. "Mark" argomenta Hughes "è una persona buona, ma ha sacrificato la costruzione di un ambiente sicuro e civile per inseguire clic e crescita sconsiderata". Hughes si riferisce allo sviluppo del news feed, la paginata di notizie divenuta gradualmente centrale nello sviluppo di Facebook, e tramite la quale ora molte persone formano la propria opinione sugli avvenimenti che li circondano; una serie di algoritmi che "possono plasmare la cultura di un Paese e influenzare elezioni".

Per Hughes l'influenza di Facebook sull'opinione pubblica sarebbe arrivata a superare quella di chiunque altro nel settore privato, e non avrebbe paragone neppure in quello pubblico. E proprio al settore pubblico spetterebbe il compito di rimediare alla situazione — non appioppando multe miliardarie che il social potrebbe comunque pagare comodamente, ma dividendo la società in più parti, ovvero annullando gli effetti delle acquisizioni di WhatsApp e Instagram e impedendo momentaneamente al gruppo di effettuarne altre.

Facebook ovviamente la pensa in modo diverso. Immediatamente dopo la pubblicazione dell'editoriale di Hughes la società ha fatto sapere di non essere contraria ad assumersi più responsabilità nei confronti dei suoi utenti, ma anche che dividerla non sarebbe il modo corretto di raggiungere l'obbiettivo. La soluzione proposta dal gruppo di Zuckerberg è da tempo quella di sottoporsi a una maggiore regolamentazione, ma per i critici (Hughes incluso) quest'ultima sarebbe semplicemente una strategia per evitare conseguenze peggiori, ovvero di finire nel mirino delle autorità antitrust statunitensi. Quello nelle mani di Facebook del resto per molti è un monopolio, e come tale va spezzato. E mentre l'azienda di Menlo Park tenta di legittimare la propria esistenza come azienda americana di successo, c'è già chi negli Stati Uniti sta estendendo le osservazioni del co-fondatore agli altri colossi della Silicon Valley.