Il problema della polarizzazione politica nei gruppi di Facebook è in cima ai pensieri di Mark Zuckerberg. Torniamo quindi alla questione delle fake news in rete, in special modo quelle messe in circolazione durante le ultime elezioni presidenziali americane, le quali hanno portato alla vittoria di Donald Trump. Sempre più conferme fanno pensare che il nuovo inquilino della Casa bianca abbia potuto avere un "aiutino" da parte dei servizi segreti russi. Il fenomeno è preoccupante, anche in Europa dovremmo stare attenti.

Il piano russo per alimentare gli estremismi

In questo Far West dove possono attecchire tentativi di manipolazione dell’opinione pubblica da parte di paesi stranieri, non possono mancare gli sceriffi, come il procuratore speciale Robert Mueller, incaricato di indagare sul Russiagate. A seguito di indagini presso una factory di troll russi sono scattate 13 accuse di cospirazione e frode contro altrettanti cittadini russi, a cui si aggiungono tre organizzazioni che sarebbero state finanziate cospicuamente per influenzare le ultime elezioni presidenziali americane. Queste persone sarebbero riuscite ad assumere l’identità di cittadini statunitensi, creando un’ampia gamma di gruppi e pagine su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube. La loro mission ovviamente sarebbe stata quella di alimentare l’estremismo di destra.

126 milioni di utenti influenzati dalle fake news. In tutto Facebook ha stimato che almeno 126 milioni di suoi utenti sono stati esposti alla disinformazione russa durante la campagna del 2016. Difficile ancora oggi stimare se questo abbia prodotto effetti significativi sull’esito del voto. Ma il tentativo in sé sarebbe già gravissimo. Per il social network di Zuckerberg non si tratta proprio di un toccasana. Va ricordato infatti che Facebook sta cominciando a registrare per la prima volta una recessione nella sua crescita. Non possiamo ancora parlare di un disastro, ma i segnali non sono affatto positivi.

Facebook tenta di minimizzare i danni

Il vicepresidente di Facebook per le pubblicità Rob Goldman ha pubblicato diversi tweet riguardo alle ingerenze russe nel social network, precisando però che gli annunci acquistati dalla Russia non miravano principalmente a influenzare i risultati del voto. Questi tweet sono immediatamente diventati virali perché condivisi dallo stesso Donald Trump. Sheera Frenkel del New York Times ha eseguito un fact checking delle affermazioni di Goldman, espresse in ben sette tweet.

Le imprecisioni di Goldman. Si mettono in evidenza alcune imprecisioni. Per esempio è molto difficile ignorare l’incriminazione del gran giurì americano, dove si afferma chiaramente che l'obiettivo degli agenti russi sarebbe stato proprio quello di influenzare le elezioni del 2016. In uno dei tweet Goldman afferma che “La maggior parte della spesa pubblicitaria in Russia è avvenuta dopo le elezioni”. Si tratta di una dichiarazione vera, ma privata del suo contesto può essere fuorviante. Infatti secondo i dati pubblicati da Facebook il 44% degli annunci acquistati dalla Russia sono stati visualizzati prima delle elezioni del 2016, mentre il 56% è stato mostrato successivamente.

Cartoline da Mark Zuckerberg

Così Facebook cerca di correre ai ripari con una mossa che sembra una ritirata ai vecchi metodi analogici di comunicare: mediante delle cartoline. Verranno spedite a tutti gli utenti che hanno acquistato la pubblicizzazione di contenuti relativi alle elezioni americane. In questo modo si vuole verificare la loro reale identità e provenienza. Il problema è che ancora non è molto chiaro come questo metodo dovrebbe garantire la certezza di tale verifica. Staremo a vedere.