"Sono stata assunta, ora dovrò svegliarmi presto di nuovo", oppure, "Ho troppi contanti nel mio portafogli, mi fa male il sedere quando mi siedo", e ancora, "I miei anelli in diamante continuano a graffiare il mio iPhone". Sono questi alcuni esempi delle decine di centinaia di immagini prodotte e condivise seguendo il filone del First World Problem, un particolare meme che l'Urban Dictionary definisce come "Problemi derivanti dal vivere in uno stato ricco e industrializzato per cui i cittadini del terzo mondo alzerebbero gli occhi al cielo". Una vera e propria raccolta di disgrazie snob o altolocate, che colleziona e mostra a tutti i problemi che hanno (o che si vantano di avere) le persone più privilegiate della nostra società, diventata virale nel 2011 quando il sito BuzzFeed ne pubblicò una in particolare.

La protagonista è un'italiana

meme famosi

Così come nel meme Distracted Boyfriend, o in Hide the Pain Harold, anche in First world problems l'immagine utilizzata è stata recuperata da un sito di immagini stock con fini commerciali. Il volto che si trova dietro a tutti i meme di questa categoria è quello di una ragazza in lacrime, con capelli scuri e carnagione chiara. E la protagonista è Silvia Bottini, un'attrice italiana residente a Los Angeles, il cui volto pare sia stato condiviso oltre 20mila volte al mese negli ultimi anni.

Una popolarità inaspettata anche dalla protagonista, che racconta al Corriere della Sera di non ricordare esattamente il momento preciso in cui si è accorta di essere un meme. "Non ricordo esattamente quando mi sono accorta di essere un meme" – ha spiegato Silvia – "Circa sei anni fa un mio amico me ne ha mandato uno ma io non sapevo nemmeno cosa fosse. Da una parte mi lusinga che una mia foto sia così popolare, dall'altra mi preoccupa che a volta venga collegata a frasi offensive e volgari".

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Popolarità che, tra le altre cose, ha aiutato l'attrice italiana a fare carriera ed a ricevere il visto artistico negli Stati Uniti: "Questo meme è stato uno degli elementi che mi ha permesso di ottenere il visto artistico negli Stati Uniti, nonostante avessi qualcosa come 15 anni di lavoro alle spalle", ha raccontato Silvia al Corriere che, tra l'altro, è a lavoro su una webserie nella quale verrà raccontata proprio tutta la sua storia.