La guerra cambia, anche nei videogiochi. Sebbene l’industria videoludica sia ricca di produzioni di stampo bellico, l’aspetto più interessante è che, grazie all’interazione tipica del videogioco, la guerra – soprattutto contemporanea – viene rappresentata, o meglio simulata, in maniera molto diversa, a seconda del genere videoludico in questione. C’è quindi la guerra adrenalinica e spettacolare degli sparatutto in prima persona a là Call of Duty; c’è la guerra che fa paura dei puzzle-game in stile Valiant Hearts; c’è la guerra lenta e studiata degli strategici come Hearts of Iron IV. E questi sono davvero pochi esempi per capire la grande varietà di videogiochi a tema bellico. C’è poi un altro genere, quello degli sparatutto tattici, che sta guadagnando terreno nell’attuale mercato, nonostante i capisaldi del genere, come Brothers in Arms, risalgano ai primi anni 2000.

Il fenomeno degli sparatutto tattici

La particolarità dei titoli appartenenti a questa tipologia di gioco è la grande enfasi posta sul realismo tattico, che non deve essere frainteso col realismo storico. Questo vuol dire che il focus del gioco non è il contesto – che è spesso di fantasia – ma la resa di armi, veicoli e operatori militari, i quali rispondono in maniera realistica ai comandi. Tra gli sparatutto tattici più noti vi è la serie di ArmA, dello studio ceco Bohemia Interactive Studio. Già nel 2009 ArmA II aveva colpito pubblico e critica per l’influenza del meteo sulle performance dei giocatori: non solo cicli realistici giorno-notte, ma anche condizioni climatiche mutevoli che alterano la visibilità del singolo giocatore. Tale attenzione riguarda anche le armi, i cui proiettili o missili rispondono ad effetti balistici reali. Il capitolo successivo, ArmA III (2013), porta a un’ambientazione più futuristica, con una tensione al realismo maggiore, tant’è che durante la fase di sopralluoghi per la riproduzione dell’ambientazione di gioco, due membri del team sono stati arrestati a Lemno dall’esercito greco per accuse di spionaggio. La cura per il realismo che caratterizza i titoli di ArmA ha fatto sì che venissero usati nelle simulazioni militari.

Il caso di Squad

Tra gli sparatutto tattici più recenti figura Squad, titolo multigiocatore con visuale in prima persona sviluppato dal team canadese Offworld Industries. Pubblicato su Steam lo scorso settembre, il gioco sta ottenendo larghi consensi dalla community di appassionati. Anche in questo caso veicoli, armi e ambienti reagiscono in maniera attenta e precisa, come il genere richiede. Tuttavia, ciò che rende particolarmente apprezzato Squad è l’importanza delle comunicazioni con i propri compagni. Il gioco infatti premia la collaborazione tra i giocatori di una fazione. Non a caso Squad vuol dire squadra e presenta come sottotitolo “Communicate. Coordinate. Conquer”, comunica, coordina, conquista. In generale, il titolo di Offworld Industries propone match in cui due fazioni si scontrano, per un numero totale di giocatori di 50 vs 50. Ogni membro del team fa parte di una classe specifica, in questo modo ognuno può dare il proprio apporto alla squadra.

Durata media degli sparatutto tattici

Al di là della resa realistica, un altro aspetto che caratterizza gli sparatutto tattici è il tempo di gioco. Com'è facilmente intuibile, un singolo match tra fazioni può durare anche ore, dato il ruolo centrale della strategia che allunga i tempi di risoluzione dello scontro rispetto ai tradizionali sparatutto. Basta una veloce ricerca su HowLongToBeat, portale dedicato alla longevità dei vari videogiochi, per vedere che nel caso di Squad la durata media è attestata sulle 15 ore e mezzo. Non stupisce troppo se si pensa che il campo di gioco è invaso da 100 giocatori in lotta tra di loro, pronti a spararsi seguendo le strategie di squadra. Anche i capitoli di ArmA non sono esenti da questa durata. Vero è che i giochi di Bohemia Interactive Studio hanno una campagna singola che si basa sull'Intelligenza Artificale (IA) del videogioco, il che limita le incognite che ci possono essere quando si gioca con persone reali. Tuttavia anche in questo caso la durata singola dei match può arrivare a diverse ore consecutive. Una formula di gioco che mai funzionerebbe in altri titoli di natura bellica, ma nel caso degli sparatutto bellici è accettato grazie al rigore realistico della simulazione.

Come detto all’inizio, e come sottolineato da Solid Snake in Metal Gear Solid 4 (altro titolo che guarda alla guerra e allo spionaggio), “War has changed”, la guerra è cambiata. I casi di ArmA e del più recente Squad dimostrano la sperimentazione crescente nel caso delle simulazioni belliche. Al momento il successo degli sparatutto tattici è relegato alla nicchia di appassionati, nonostante le visualizzazioni ai video su YouTube dedicati al gioco di Offworld Industries dimostrano una larga diffusione tra un pubblico più variegato e vasto.