Opinioni
22 Novembre 2017
11:26

Google contro le fake news russe: Russia Today e Sputnik fuori da Google News

Ad annunciarlo è stato Eric Schmidt in persona, che ha anticipato la repentina deindicizzazione delle notizie pubblicate da tutti i media vicini al Cremlino.
A cura di Dario Caliendo

Dopo Twitter, arriva il turno di Google. Il colosso di Mountain View ha dichiarato formalmente guerra alle notizie false diffuse dai media vicini (e sovvenzionati) dal Cremlino. A dichiararlo è stato Eric Schmidt, ex Ceo e ora presidente del consiglio di Google, che ha anticipato che Russia Today e Sputnik verranno deindicizzati da Google News per contrastare la propaganda che stanno facendo utilizzando messaggi "ripetitivi, falsi o strumentalizzabili", modificando l'algoritmo alla base di Google News ma evitando al contempo qualsiasi forma di censura: l'ex CEO ha assicurato che l'accesso ai siti non verrà assolutamente impedito.

È chiaro che la decisione di Google sia più che altro una mossa frutto anche della conseguenza del coinvolgimento dell'azienda nel Russiagate. Va ricordato che proprio recentemente il colosso della tecnologia è stato chiamato a rispondere al Congresso degli Stati Uniti d'America proprio riguardo ad un indagine sul Russiagate e, pur essendo meno coinvolto di Facebook e Twitter (piattaforme nelle quali gli investimenti in pubblicità da parte del giornale e dell'emittente televisiva russa sono stati molto più importanti) gli inquirenti si sono focalizzati su i video caricati dall'emittente Russia Today su YouTube.

Ma non finisce qui. Poche settimane fa, a seguito di questo scandalo, Twitter ha annunciato la rimozione delle pubblicità di Russia Today e Sputnik proprio per le interferenze riscontrate durante la campagna elettorale presidenziale, dando il via a un puzzle piuttosto complesso, difficilmente risolvibile in brevi termini e che sarà caratterizzato da una serie di contro sensi che potrebbero andare avanti all'infinito.

Seguendo questa linea e senza un arbitro imparziale al controllo di questa complessa partita,  il rischio potrebbe essere l'inverso e ci si potrebbe trovare in una realtà in cui sarebbero proprio i social network ad influenzare direttamente l'opinione pubblica e le campagne elettorali. Come? Bannando chi – secondo loro – potrebbe influenzare l'opinione pubblica e le campagne elettorali.

Insomma, è un cane che si morde la coda.

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